
Non cambia il principio fondamentale: chi è realmente in pericolo deve chiedere aiuto senza esitazioni e il soccorso viene comunque garantito. Cambiano, invece, le conseguenze per chi mette in moto uomini e mezzi dello Stato a causa di comportamenti gravemente imprudenti o di richieste prive di una reale giustificazione. Dal 4 agosto è operativo il nuovo sistema che consente di addebitare i costi degli interventi di ricerca e salvataggio effettuati dalla Guardia di Finanza. E quando entrano in azione elicotteri e personale specializzato, il conto può diventare molto elevato.
Un’escursione affrontata ignorando consapevolmente condizioni di evidente pericolo, un comportamento gravemente imprudente oppure una richiesta di aiuto effettuata senza che esista una reale necessità. Situazioni di questo tipo potranno ora avere anche una conseguenza economica per chi le ha determinate.
La novità trova origine nella legge 30 dicembre 2025, n. 199, la legge di Bilancio per il 2026, che ha introdotto il principio secondo cui, per gli interventi di ricerca, soccorso o salvataggio effettuati dalla Guardia di Finanza, può essere richiesto un corrispettivo quando l’evento sia riconducibile al dolo o alla colpa grave della persona che lo ha determinato oppure quando la richiesta di intervento risulti immotivata o ingiustificata.
Il principio è diventato concretamente applicabile con il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 24 luglio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 agosto ed entrato in vigore il giorno successivo, con il quale sono stati determinati i costi di personale, mezzi e attrezzature impiegati nelle operazioni.
Non significa che il soccorso diventa a pagamento
È probabilmente questo l’aspetto più importante da chiarire. Non viene introdotto un pagamento generalizzato del soccorso e chi si trova realmente in difficoltà non deve esitare a chiedere aiuto per il timore di ricevere successivamente una fattura.
La procedura funziona esattamente al contrario: prima viene prestato il soccorso e soltanto successivamente vengono ricostruite le circostanze che hanno determinato l’intervento e valutata l’eventuale sussistenza delle condizioni previste dalla normativa.
La distinzione è sostanziale. Un incidente, un malore, un improvviso cambiamento delle condizioni meteorologiche o una situazione di pericolo ragionevolmente percepita non trasformano automaticamente il soccorso in un servizio a pagamento.
A essere colpiti sono invece il dolo, la colpa grave e le richieste immotivate o ingiustificate.
Quanto può costare mettere in moto la macchina dei soccorsi
Il nuovo tariffario consente anche di comprendere quale sia il valore delle risorse che lo Stato mette in campo durante un’operazione.
Per il personale della Guardia di Finanza il costo parte da poco più di 30 euro l’ora per finanzieri e appuntati e cresce in relazione al grado e alla specializzazione, arrivando intorno ai 70 euro l’ora per alcune figure dei comparti specializzati.
Ma sono soprattutto i mezzi a rendere evidente la dimensione economica di un’operazione di ricerca e salvataggio. Un elicottero bimotore può superare i 4.000 euro per ogni ora di impiego, mentre un aereo turboelica può avvicinarsi ai 5.000 euro l’ora. Un piccolo drone comporta invece un costo inferiore ai cento euro l’ora, mentre per automezzi, motoslitte e unità navali vengono applicate tariffe differenti a seconda della categoria e delle modalità di impiego.
Una singola operazione può inoltre richiedere contemporaneamente personale specializzato, mezzi terrestri, unità cinofile e velivoli, facendo quindi aumentare rapidamente il costo complessivo dell’intervento.
Il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza
La misura assume particolare significato per l’attività del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza (SAGF), una componente altamente specializzata delle Fiamme Gialle chiamata a operare in montagna e negli ambienti impervi, spesso in condizioni estremamente difficili.
Un intervento di ricerca può protrarsi per ore e richiedere l’impiego contemporaneo di squadre a terra, unità cinofile, mezzi fuoristrada, droni ed elicotteri. Non si tratta soltanto di una questione economica: ogni risorsa impegnata in un intervento evitabile potrebbe nello stesso momento essere necessaria per soccorrere una persona realmente in pericolo.
Ed è proprio questo uno degli elementi alla base della nuova disciplina.
La differenza tra un errore e la colpa grave
Occorre però evitare un’altra interpretazione troppo semplicistica. Sbagliare un sentiero o trovarsi improvvisamente in difficoltà non significa automaticamente aver commesso una colpa grave.
La norma non stabilisce, per esempio, che un determinato tipo di abbigliamento o un errore nella scelta dell’itinerario facciano scattare automaticamente il pagamento. Saranno le circostanze concrete a essere valutate.
Diverso può essere il caso di chi affronta consapevolmente un itinerario incompatibile con la propria preparazione in presenza di condizioni di pericolo evidenti, ignora divieti o allerte particolarmente significative oppure attiva i soccorsi senza che esista una reale emergenza.
La soglia prevista dalla legge è dunque più elevata della semplice imprudenza: si parla espressamente di dolo o colpa grave.
Responsabilizzare senza scoraggiare chi ha bisogno
La nuova disciplina introduce quindi un principio destinato probabilmente a incidere anche sulla cultura della sicurezza: il soccorso è un servizio pubblico essenziale, ma proprio per questo non può essere considerato una risorsa da attivare con leggerezza.
Dietro una chiamata ci sono uomini e donne che possono essere chiamati a operare di notte, in parete, durante un temporale, in mare o in condizioni di scarsa visibilità. Ci sono elicotteri, equipaggi, unità cinofile e personale altamente addestrato. E soprattutto esiste sempre il rischio che quelle stesse risorse siano contemporaneamente necessarie altrove.
La regola, tuttavia, deve restare altrettanto chiara sul versante opposto: quando esiste un pericolo reale bisogna chiedere aiuto immediatamente. Il timore di un possibile addebito non deve mai ritardare una chiamata di emergenza.
Il messaggio delle nuove disposizioni della Guardia di Finanza può essere riassunto quindi in un principio semplice: nessun passo indietro sul dovere di soccorrere, maggiore responsabilità per chi mette inutilmente in moto la macchina dei soccorsi.
Una distinzione importante, perché tutelare le risorse pubbliche significa anche tutelare chi ogni giorno è chiamato a utilizzarle per salvare vite.
Nel 2025 il Soccorso Alpino ha effettuato 13.037 missioni, +8% rispetto al 2024, con 9.624 feriti e 528 vittime; 4.231 persone sono state recuperate illese, dato che però non equivale affatto a 4.231 soccorsi ingiustificati.

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