Pozzuolo del Friuli, la Cavalleria ricorda i suoi Caduti nel silenzio del lutto

Deposizione al monumento alla Cavalleria a Pozzuolo del Friuli (immagine di repertorio)

Nel 109° anniversario del fatto d’arme del 30 ottobre 1917, le celebrazioni sono state annullate in segno di lutto per il tragico incidente aereo avvenuto in Bosnia. Restano le parole che il Generale Paolo Gerometta, Presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Arma di Cavalleria, avrebbe pronunciato per ricordare il sacrificio di Pozzuolo e richiamare il valore del servizio, della coesione e della responsabilità.

Il 30 ottobre rappresenta per la Cavalleria italiana una delle date più significative della propria storia. È il giorno in cui si ricorda il fatto d’arme di Pozzuolo del Friuli, combattuto il 29 e 30 ottobre 1917, quando i reggimenti “Genova Cavalleria” e “Lancieri di Novara”, affiancati dai fanti della Brigata “Bergamo”, opposero una disperata resistenza all’avanzata austro-tedesca, contribuendo a proteggere il ripiegamento della III Armata dopo la rottura del fronte a Caporetto.

Per circa ventiquattro ore, in condizioni di schiacciante inferiorità, dragoni e lancieri combatterono nelle strade e tra le case del paese friulano, sostenendo perdite gravissime. Quella resistenza consentì di guadagnare il tempo necessario per completare il ripiegamento delle forze italiane e divenne uno degli episodi più rappresentativi dello spirito di sacrificio dell’Arma di Cavalleria.

A 109 anni di distanza, la ricorrenza assume un significato particolare. Le manifestazioni previste per celebrare l’anniversario e la Festa dell’Arma di Cavalleria sono state annullate in segno di lutto per il tragico incidente aereo avvenuto in Bosnia, nel quale hanno perso la vita quattro militari italiani.

Una decisione che lascia spazio al raccoglimento e alla vicinanza alle famiglie dei Caduti e ai militari rimasti feriti. Il ricordo di quanti sacrificarono la propria vita a Pozzuolo si accompagna così, inevitabilmente, al dolore per una tragedia che ha colpito oggi la comunità militare.

Le parole che avrebbero accompagnato la commemorazione

Il Generale Paolo Gerometta, Presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Arma di Cavalleria, aveva preparato il proprio intervento per la cerimonia commemorativa. Un discorso che, pur non essendo stato pronunciato, conserva il significato della ricorrenza e offre una riflessione sul rapporto tra la memoria storica e le responsabilità del presente.

Gerometta avrebbe ricordato Pozzuolo del Friuli come uno degli episodi più rappresentativi della storia militare italiana, richiamando il comportamento dei comandanti e dei soldati che seppero mantenere la coesione dei reparti anche nelle circostanze più difficili.

Nel suo intervento, il Presidente nazionale dell’ANAC definisce quel fatto d’arme un esempio di fedeltà, senso del dovere e responsabilità collettiva, soffermandosi in particolare sul valore della disciplina, intesa non soltanto come obbedienza, ma soprattutto come capacità di governare se stessi.

Il significato di quella battaglia, osserva Gerometta, supera la dimensione strettamente militare. In un’epoca nella quale la pace è tornata a essere un bene fragile, il ricordo di Pozzuolo costituisce un richiamo all’importanza della coesione morale, della solidarietà e del senso di appartenenza.

Particolarmente significativo è il passaggio nel quale il Generale sottolinea come la memoria di quei giorni non debba trasformarsi in una celebrazione della guerra:

«Ricordare il 30 ottobre 1917 non significa celebrare la guerra, ma onorare la memoria di tutti coloro che quel giorno seppero anteporre i propri Valori condivisi a se stessi».

È probabilmente questo il messaggio che meglio restituisce il senso della commemorazione, soprattutto in una giornata segnata da un lutto così vicino.

Il discorso richiama anche il ruolo della popolazione friulana che, durante i combattimenti, condivise con i militari il rischio e la responsabilità della difesa, contribuendo a creare quella solidarietà tra soldati e cittadini che Gerometta considera uno degli insegnamenti più attuali di Pozzuolo.

Dalla memoria al servizio di oggi

Nella parte conclusiva del suo intervento, il Presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Arma di Cavalleria rivolge un pensiero alle donne e agli uomini della Brigata di Cavalleria “Pozzuolo del Friuli” impegnati in Libano, ai militari dei reggimenti dell’Arma impiegati nelle altre missioni all’estero e a quelli impegnati nell’operazione “Strade Sicure”.

Un riferimento che stabilisce una continuità ideale tra la storia della Cavalleria e il servizio prestato quotidianamente dai militari italiani, in patria e fuori dai confini nazionali.

Alla luce di quanto accaduto in Bosnia, quelle parole assumono oggi una risonanza ancora più profonda. La vicinanza ai militari impegnati nelle operazioni e il riconoscimento del loro lavoro si accompagnano al ricordo di chi, proprio nell’adempimento del servizio, ha perso la vita.

La Festa dell’Arma di Cavalleria del 2026 non avrà dunque le manifestazioni previste. Resta tuttavia intatto il significato della ricorrenza, affidato alla memoria dei Caduti di Pozzuolo e alle parole preparate per ricordarli.

Nel silenzio imposto dal lutto, il messaggio del Generale Gerometta conserva tutta la sua attualità: onorare il passato significa soprattutto continuare a vivere, nel presente, quei valori di responsabilità, solidarietà e servizio che ne hanno segnato la storia.