
Da oltre vent’anni mi occupo di Aviazione dell’Esercito e di Forze Armate, nella storia e nell’attualità. Nel ricordo dei quattro militari Caduti in Bosnia, il rispetto per una comunità che conosce il peso del servizio e custodisce la memoria dei propri uomini.
Ci sono notizie che, per chi conosce un ambiente e le persone che lo abitano, pesano in modo diverso. Resta la distanza professionale, resta il dovere di misurare le parole. Ma diventa impossibile leggere certe notizie senza pensare ai volti, alle famiglie, ai colleghi, e a ciò che accade dentro un reparto quando qualcuno non torna.
Da oltre vent’anni racconto l’Aviazione dell’Esercito e le Forze Armate. È un tempo sufficiente per capire quanto ci sia dietro quel basco azzurro, al di là delle cerimonie, degli anniversari e delle immagini degli elicotteri in volo. Ho visto una professionalità costruita con pazienza, una preparazione che non smette mai di aggiornarsi, e un senso di responsabilità per cui il lavoro di ciascuno riguarda sempre anche la vita degli altri.
Non lo so soltanto per averlo osservato da fuori. Ho volato anch’io con l’Aviazione dell’Esercito, e la sensazione di essere in mani sicure è stata sempre presente. Si indossano le cuffie per attenuare il rumore, e il frastuono resta comunque lì, ma attorno a te c’è un equipaggio che sa cosa fare e che lo fa senza clamore. Ogni compito si lega a quello di un altro, ogni competenza serve alla sicurezza di tutti. L’appartenenza nasce anche così: dal sapere, concretamente, di dipendere gli uni dagli altri, di conoscere bene il proprio mestiere e di rispettare quello del collega.
Per questo, davanti alla tragedia in Bosnia, sento il bisogno di fermarmi prima di usare le parole che di solito accompagnano un lutto militare. Anche quelle dette con le migliori intenzioni possono non bastare.
Si dirà che l’Aviazione dell’Esercito saprà rialzarsi. Conoscendo i Baschi Azzurri, io lo direi in un altro modo: non hanno bisogno di rialzarsi, perché anche nel dolore restano in piedi.
Questo non significa che siano al riparo dallo smarrimento, dalle lacrime, dalla stanchezza.
Sotto l’uniforme ci sono persone, legami, affetti. La perdita di un collega entra nelle giornate di chi ha lavorato con lui e cambia per sempre quelle della sua famiglia. Nessuna tradizione, per quanto salda, rende lieve un’assenza.
Restare in piedi vuol dire trovare il modo di sostenersi mentre quell’assenza pesa: stare accanto alle famiglie, accompagnare i feriti, accorgersi che anche il collega più esperto, a un certo punto, ha bisogno di aiuto. Vuol dire continuare a fare il proprio lavoro portando con sé il ricordo di chi, fino a ieri, lo faceva accanto a loro.
In settantacinque anni di storia, l’Aviazione dell’Esercito ha conosciuto perdite dolorose e ha scritto pagine di grande valore. Ma la sua gloria sta nel servizio reso, nella preparazione, negli interventi compiuti, nella disponibilità ad assumersi responsabilità difficili. I Caduti appartengono a questa storia con i loro nomi e con la vita che hanno vissuto, prima ancora che con le circostanze della loro morte.

Da sx: Ten. CRI Adriano Zecchillo, Serg. AVES Claudio Marchesi,
Serg. AVES Simone Ruggia, Serg. CRI Laura Procacci
Simone Ruggia e Claudio Marchesi, del 1° Reggimento “ANTARES”. Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci, del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana. Quattro persone che meritano la stessa gratitudine e lo stesso rispetto. La vicinanza ai Baschi Azzurri va oggi anche alla comunità della Croce Rossa, unita nello stesso lutto, e a tutti i familiari, ai quali nessuna parola pubblica potrà restituire ciò che hanno perduto.
A loro dobbiamo almeno questo: non pretendere che il dolore trovi subito un senso. Ai feriti, un’attenzione che continui anche quando la notizia avrà lasciato le prime pagine. A chi è in servizio, una gratitudine che non si accenda solo nei momenti di lutto.
Per quanto mi riguarda, vent’anni di lavoro e qualche ora di volo con loro mi lasciano soprattutto una certezza: quella fiducia è reale. Per questo oggi mi sembra giusto esserci, con discrezione e rispetto, e portare testimonianza di ciò che ho imparato. E ricordare che la forza dei Baschi Azzurri sta anche nel modo in cui sanno stare accanto a chi soffre.
Oggi il pensiero va ai quattro Caduti, alle loro famiglie, ai feriti e ai loro compagni di servizio. A loro sono dedicate queste parole.

Co-fondatore e direttore di Emblema Magazine, è giornalista, editore e professionista della comunicazione con oltre venticinque anni di esperienza nel settore editoriale. [vai al profilo]
