Ta’if, l’Eurofighter colpito e i rischi sottovalutati: cosa emerge dall’audizione di Crosetto

Il ministro della Difesa chiarisce davanti al Parlamento la presenza militare italiana in Arabia Saudita dopo l’attacco alla base di Ta’if. Ma oltre al confronto politico sul rischieramento dei nostri militari, resta una questione più delicata: la sicurezza degli uomini e dei mezzi impiegati in un’area sempre più esposta alla minaccia dei droni.

L’attacco del 18 settembre alla base saudita di Ta’if, nel quale è stato colpito un Eurofighter dell’Aeronautica Militare italiana, torna al centro del dibattito parlamentare. Nell’audizione davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, il ministro Guido Crosetto ha ricostruito la presenza del contingente italiano nel Golfo, chiarendo che il trasferimento di uomini e mezzi in Arabia Saudita rientra nell’operazione multinazionale Inherent Resolve e non costituisce, secondo il Governo, l’avvio di una nuova missione.

Una posizione contestata dalle opposizioni, che chiedono un maggiore coinvolgimento del Parlamento nelle decisioni riguardanti il rischieramento delle nostre Forze Armate, soprattutto quando queste comportano un’esposizione a minacce differenti rispetto a quelle inizialmente previste.

Ma al di là della contrapposizione politica, la questione più importante riguarda la valutazione dei rischi e le misure adottate per proteggere il personale e i mezzi italiani. La presenza di un contingente in una base alleata non elimina infatti la necessità di valutare continuamente l’evoluzione dello scenario operativo, soprattutto in un’area nella quale droni e missili hanno dimostrato di poter raggiungere installazioni militari anche a grande distanza.

Il caso di Ta’if richiama un problema che interessa ormai tutte le Forze Armate occidentali. Le basi aeree, tradizionalmente protette contro minacce convenzionali, devono confrontarsi con sistemi senza equipaggio relativamente economici, capaci di aggirare o saturare le difese e di provocare danni significativi anche a velivoli di elevato valore strategico.

L’audizione ha consentito di chiarire alcuni aspetti della presenza italiana e dei successivi provvedimenti di riposizionamento, ma lascia aperta una riflessione più ampia sulla force protection, cioè sull’insieme delle misure necessarie a garantire la sicurezza delle forze schierate all’estero.

La perdita o il danneggiamento di un mezzo militare non può essere valutato soltanto in termini economici, perché coinvolge la capacità operativa, la sicurezza del personale e l’adeguatezza delle procedure con le quali vengono individuate e affrontate le minacce.

L’episodio di Ta’if dimostra quanto rapidamente possa cambiare il livello di rischio di una missione e quanto sia importante che la protezione delle basi proceda di pari passo con l’evoluzione delle tecnologie d’attacco. È una lezione che riguarda l’Arabia Saudita, ma anche tutti gli altri teatri nei quali operano militari italiani.

Perché la sicurezza di un contingente non dipende soltanto dalla capacità di reagire a un attacco, ma soprattutto da quella di prevederlo e prepararsi ad affrontarlo.