
Un’azienda olandese sviluppa una piattaforma capace di collegare radar, sensori e droni di produttori differenti. Il sistema, già in fase di introduzione in Ucraina, affronta uno dei problemi meno visibili della guerra tecnologica: disporre di molti mezzi non significa necessariamente riuscire a utilizzarli insieme.
La guerra in Ucraina ha trasformato i droni in strumenti indispensabili, ma la loro diffusione ha fatto emergere un problema che rischia di diventare importante quanto le prestazioni dei singoli velivoli: far comunicare sistemi costruiti da aziende differenti, spesso con software e procedure incompatibili.
È su questa difficoltà che sta lavorando Intelic, società olandese che ha sviluppato Nexus, una piattaforma di comando e controllo basata sull’intelligenza artificiale, progettata per integrare radar, telecamere, sensori e droni in un unico ambiente operativo.
Durante una recente dimostrazione nei Paesi Bassi, il sistema ha individuato un bersaglio attraverso i radar, ne ha verificato la natura utilizzando il riconoscimento delle immagini e ha coordinato l’intervento di un drone intercettore. La decisione finale di ingaggio è rimasta affidata a un operatore umano, ma gran parte delle attività necessarie per individuare e seguire la minaccia è stata gestita attraverso il software.
Il vantaggio è soprattutto nei tempi di reazione. Quando un drone ostile si avvicina a grande velocità, anche pochi secondi possono fare la differenza e il passaggio delle informazioni fra sistemi non collegati rischia di rallentare una risposta che dovrebbe essere quasi immediata.
In Europa operano centinaia di produttori di droni, ciascuno con soluzioni tecnologiche proprie. Una ricchezza industriale che può trasformarsi in un limite operativo quando piattaforme differenti non riescono a condividere dati e comandi. Il problema non è quindi soltanto avere più droni, ma riuscire a farli lavorare come parti dello stesso sistema.
Nexus, sviluppato nell’ambito di un programma sostenuto dal Ministero della Difesa olandese, viene introdotto anche sul campo di battaglia ucraino, dove la necessità di integrare rapidamente nuovi sistemi è diventata una delle condizioni fondamentali per mantenere efficace la difesa aerea.
La vicenda offre uno spunto interessante anche per l’Italia, proprio mentre la riforma della Difesa punta ad accelerare sperimentazione e acquisizione di nuove tecnologie. Acquistare più velocemente è certamente importante, ma lo è altrettanto garantire che i sistemi introdotti nei reparti possano dialogare con quelli già disponibili.
La lezione che arriva dall’Ucraina è semplice: la superiorità tecnologica non dipende soltanto dalla qualità dei singoli strumenti, ma dalla capacità di integrarli e utilizzarli nel momento in cui servono.
E nella guerra dei droni, sempre più spesso, è proprio il software a fare la differenza.

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