Esserci nel dolore: il legame profondo delle associazioni d’arma

Il monumento dedicato ai Caduti dell'AVES a Viterbo

La presenza dell’ANAE a Ciampino per il rientro dei quattro militari Caduti in Bosnia richiama il significato più autentico dell’associazionismo militare: una comunità che continua a riconoscersi e a sostenersi, anche quando il servizio attivo è terminato.

Lunedì mattina, all’aeroporto di Ciampino, per il rientro dei quattro militari che hanno perso la vita in Bosnia sarà presente anche l’Associazione Nazionale Aviazione dell’Esercito, con il Presidente Nazionale, Generale Sergio Buono, e il Presidente della Sezione “Tucano” di Roma, Colonnello Francesco Bellucci. Una presenza che, in queste giornate di lutto, va oltre la rappresentanza ufficiale.

Rientreranno in Italia i sergenti Simone Ruggia e Claudio Marchesi, dell’Aviazione dell’Esercito, il tenente Franco Adriano Zecchillo e la sergente Laura Procacci, questi ultimi due appartenenti al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana. Davanti ai loro feretri si raccoglieranno istituzioni, colleghi e rappresentanti di una comunità colpita nel profondo. Il primo pensiero resta per le famiglie, per la loro sofferenza, per i feriti e per quanti stanno affrontando le conseguenze di questa tragedia.

In momenti come questo emerge una dimensione delle associazioni d’arma che il racconto pubblico fatica spesso a restituire. Le conosciamo attraverso i raduni, le sfilate, i labari schierati nelle cerimonie, la cura dei monumenti e delle ricorrenze. Sono manifestazioni importanti, nelle quali si conserva una parte della memoria del Paese. Ma chi frequenta queste realtà sa che dietro quella visibilità esiste un tessuto di relazioni umane costruito durante il servizio e mantenuto, talvolta per tutta la vita.

Ci sono persone che hanno condiviso reparti, missioni, responsabilità, attese e preoccupazioni per un equipaggio che deve rientrare. Esperienze che consentono di comprendersi anche con poche parole, perché appartengono a una conoscenza comune del mestiere militare e del suo peso sulle persone e sulle famiglie.

Quando un reparto perde dei propri uomini, quella storia condivisa torna a farsi presenza. Chi ha lasciato il servizio sente di avere ancora un posto accanto ai colleghi; chi è oggi in servizio può ritrovare, nei volti di chi lo ha preceduto, una vicinanza capace di attraversare le generazioni.

Per molti Baschi Azzurri in servizio, avere accanto chi ha già percorso la stessa strada può significare questo: sentire, nel momento difficile, una presenza che conosce quel mondo, che comprende il valore di un legame e sa restare vicino anche nel silenzio. Ciascuno vive la perdita in modo diverso, ma sapere che altri sono lì, partecipi e disponibili, può aiutare a sentirsi meno soli.

È una delle ragioni per cui le associazioni d’arma continuano ad avere una funzione attuale. Custodiscono una memoria che vive nelle persone e che, quando occorre, diventa solidarietà, ascolto, sostegno. La fine del servizio attivo cambia la quotidianità, ma lascia intatta la possibilità di prendersi cura della comunità alla quale si è appartenuti.

In questo quadro va apprezzata la sensibilità del nuovo Comandante dell’Aviazione dell’Esercito, Generale di Divisione Massimiliano Belladonna, che ha compreso fin da subito il ruolo dell’ANAE in un passaggio così doloroso. Riconoscere il valore dell’Associazione significa dare spazio a una risorsa umana che appartiene alla storia stessa della Specialità e che può offrire vicinanza a chi oggi ne sostiene le responsabilità. Un comandante che sa farlo contribuisce a mantenere saldo il rapporto tra chi è in servizio e chi è in congedo, soprattutto quando la propria comunità è chiamata ad affrontare una perdita.

In queste ore c’è bisogno di stringersi insieme, con discrezione e rispetto, lasciando alle famiglie tutto lo spazio che il loro dolore richiede. A Ciampino l’ANAE sarà accanto ai propri Baschi Azzurri per rendere omaggio, insieme, a tutti e quattro i Caduti.

Anche questo significa appartenere a un’associazione d’arma: continuare a esserci quando qualcuno ha bisogno di sentire che il legame non si è interrotto.