Le piume al vento e quel battito al cuore: perché la corsa dei Bersaglieri ci commuove ancora

I Bersaglieri al 73° raduno nazionale - Fonte www.esercito.difesa.it

Se vi fermate a guardarli, c’è un momento preciso in cui succede qualcosa dentro. È quando la Fanfara attacca a suonare. Non puoi restare indifferente: quel ritmo ti entra nelle vene, il piede comincia a tenere il tempo da solo e, senza quasi accorgertene, ti ritrovi a sorridere con un nodo alla gola. Perché la storia dei Bersaglieri non è roba da polverosi libri di scuola. È una storia che si suda, che si soffre, e che da 190 anni corre.

Il 18 giugno non è una data da calendario per chi ha tenuto quel cappello piumato tra le mani, magari bagnandolo di lacrime il giorno del giuramento. È il compleanno di una famiglia nata nel 1836 dall’ostinazione di Alessandro La Marmora. Voleva soldati capaci di fare l’impossibile, che arrivassero dove gli altri si arrendevano. E da allora, che fossero le fangaie del Risorgimento, il buio delle trincee, o i paesi distrutti dal terremoto del Friuli nel ’76, quei ragazzi sono sempre arrivati di corsa. Non per fretta, ma per slancio. Per dire: “Siamo qui, ci siamo noi”.

Ma l’emozione più grande, quella che stringe lo stomaco, la trovi quando il rumore della festa si spegne e resta il silenzio. Il pensiero va a chi quella divisa l’ha amata fino all’ultimo respiro. Come il Maggiore Giuseppe La Rosa. Giugno 2013, Afghanistan: un inferno di polvere e piombo. Giuseppe non ci ha pensato due volte, ha fatto scudo con il suo corpo per salvare i suoi ragazzi. Quando si parla di “valori”, spesso si fa retorica. Ma quando pensi a Giuseppe, capisci che dietro quel piumetto c’è carne, c’è sangue, ci sono famiglie che aspettano a casa e un coraggio che ti lascia senza parole.

73° Raduno Nazionale Bersaglieri – Foto tratta dalla pagina Facebook ufficiale dell’Associazione Nazionale Bersaglieri – www.facebook.com/assobersaglieri

Oggi la sfida è non disperdere questo patrimonio. E se fate un salto sui canali social dell’Associazione Nazionale Bersaglieri, o se siete stati di recente al Raduno di Lignano Sabbiadoro, vi accorgete che questa fiamma è tutt’altro che spenta. C’erano i vecchi leoni con i capelli bianchi e gli occhi lucidi, sì, ma c’erano soprattutto bambini aggrappati alle transenne e ragazzi con i telefoni alti per catturare quella contagiosa ondata di energia.

C’era la memoria della gente del Friuli, che ancora si commuove ricordando i Bersaglieri che nel 1976, tra le macerie del terremoto, scavavano con le mani per ridare speranza a chi aveva perso tutto.

Alla fine, il segreto è tutto lì. In un’Italia che spesso sembra stanca, ferma, ingessata dalle proprie paure, vedere il passaggio dei Bersaglieri fa bene all’anima. Ci ricorda, con la forza pulita di una tromba che suona e di una piuma che sfida il vento, che la parte migliore di noi non sa stare ferma.

Deve correre. Con il cuore saldo e lo sguardo dritto in avanti.