Robot e sistemi autonomi: a Monte Romano l’Esercito sperimenta la logistica del futuro

Al poligono di Monte Romano si è chiusa una nuova fase della campagna RAS 2026 del Comando Valutazione e Innovazione dell’Esercito. Al centro delle prove, l’impiego dei sistemi robotici e autonomi nella logistica distribuita in scenari di combattimento ad alta intensità.

Monte Romano torna al centro dell’innovazione militare italiana. Presso il poligono dell’Esercito si è conclusa una delle principali fasi della campagna di sperimentazione dedicata ai Robotics and Autonomous Systems, i cosiddetti RAS, condotta dal Comando Valutazione e Innovazione dell’Esercito.

Non si tratta di una semplice dimostrazione tecnologica, ma di un passaggio significativo nel percorso con cui la Forza Armata sta verificando sul campo l’impiego di sistemi robotici e autonomi a supporto delle unità operative. Il cuore dell’attività è stato la logistica distribuita in scenari di combattimento, con particolare attenzione al cosiddetto “ultimo miglio”: la capacità, cioè, di far arrivare rifornimenti, materiali e supporto alle unità schierate in condizioni difficili, riducendo l’esposizione diretta del personale.

In un campo di battaglia sempre più complesso, saturo di sensori, minacce aeree, droni, guerra elettronica e fuoco di precisione, la logistica non è più una funzione di retrovia. Diventa, al contrario, uno degli elementi decisivi della manovra. Portare munizioni, viveri, carburante, batterie, componenti tecnici o materiali sanitari là dove servono, nel momento giusto e con il minor rischio possibile per gli operatori, significa aumentare la resilienza delle unità e preservare vite umane.

La campagna RAS, avviata nel 2022, procede per fasi successive e affronta ogni anno ambiti differenti. L’obiettivo è valutare in modo progressivo le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie, non in laboratorio, ma in condizioni operative realistiche. A Monte Romano, le prove hanno riguardato l’efficacia, l’efficienza e la reale utilizzabilità dei sistemi autonomi in contesti simmetrici ad alta intensità, cioè in scenari nei quali l’avversario dispone di capacità avanzate e il margine d’errore si riduce drasticamente.

Il dato più interessante è proprio questo: la robotica militare non viene più considerata come una suggestione futuristica, ma come uno strumento concreto da integrare nella dottrina, nell’addestramento e nei futuri processi di acquisizione.

Le attività hanno previsto una fase preparatoria con il coinvolgimento del comparto industriale, impegnato nella configurazione e nell’inizializzazione dei sistemi, seguita dalla familiarizzazione e dall’addestramento del personale militare. Alla sperimentazione hanno preso parte il 3° Reggimento Alpini e il 185° Reggimento Artiglieria Paracadutisti, che hanno fornito personale operativo a supporto delle prove, mentre il sostegno logistico è stato assicurato dall’80° Reggimento “Roma”.

Un aspetto centrale della sperimentazione è stato il rapporto tra personale sul campo e componente ingegneristica. È proprio da questa interazione che nasce il valore aggiunto dei test: i sistemi vengono messi alla prova da operatori reali, in scenari complessi, mentre tecnici e industria raccolgono dati, criticità e indicazioni utili a migliorarne affidabilità, resistenza e capacità d’impiego.

Il Generale di Corpo d’Armata Francesco Olla, Comandante per la Valutazione e Innovazione dell’Esercito, ha sottolineato il valore della sinergia tra Forza Armata e comparto industriale, evidenziando come la metodologia “agile” favorisca la maturazione tecnologica dei prototipi, la misurazione dei principali indicatori di prestazione e la definizione delle future esigenze operative.

È un passaggio importante, perché la sperimentazione non serve soltanto a verificare se un sistema “funziona”, ma a capire se può diventare parte dello strumento militare: con quali limiti, con quali procedure, con quale addestramento, con quale impatto sulla catena logistica e con quali ricadute sul futuro procurement.

La cornice è quella delle tecnologie emergenti e dirompenti che stanno trasformando il modo di concepire le operazioni militari. Intelligenza artificiale, robotica, sistemi autonomi, sensori distribuiti e capacità di comando e controllo sempre più integrate rappresentano ormai un terreno decisivo della competizione strategica. La NATO considera da tempo queste tecnologie una componente essenziale per mantenere il vantaggio operativo dell’Alleanza e per adattarsi a scenari nei quali rapidità, protezione del personale e capacità di operare in ambienti contestati diventano fattori determinanti.

La guerra in Ucraina ha ulteriormente accelerato questa consapevolezza. L’impiego massiccio di droni, sistemi senza pilota, piattaforme sensorizzate e soluzioni tecnologiche rapidamente adattate al campo di battaglia ha dimostrato che l’innovazione non procede più secondo cicli lunghi e separati dall’esperienza operativa. Al contrario, la capacità di sperimentare, correggere, integrare e impiegare nuove soluzioni in tempi rapidi è diventata essa stessa una forma di superiorità.

In questo senso, Monte Romano non è soltanto un luogo di addestramento. È un laboratorio operativo nel quale l’Esercito italiano misura il rapporto tra tecnologia, dottrina e realtà del terreno. La logistica dell’ultimo miglio, affidata o supportata da sistemi autonomi, può ridurre i rischi per i militari, alleggerire alcune funzioni ripetitive, aumentare la continuità dei rifornimenti e garantire maggiore flessibilità alle unità impegnate.

Naturalmente, la sfida non è soltanto tecnica. L’integrazione dei sistemi robotici e autonomi richiede nuove procedure, nuove competenze, adeguamenti dottrinali e una riflessione costante sul rapporto tra uomo e macchina. Il punto non è sostituire il soldato, ma metterlo nelle condizioni di operare meglio, più protetto e con strumenti capaci di ampliare le possibilità della manovra.

La sperimentazione RAS 2026 conferma quindi una direzione chiara: l’Esercito italiano sta costruendo, passo dopo passo, un modello di innovazione fondato sul confronto tra industria, reparti operativi e realismo addestrativo.

Da Monte Romano arriva un segnale che va oltre la cronaca locale. La difesa del futuro non nascerà soltanto nei centri di ricerca o nei tavoli strategici, ma anche nei poligoni, nelle prove sul terreno, nell’esperienza concreta dei reparti e nella capacità di trasformare la tecnologia in vantaggio operativo.

In un mondo nel quale la velocità dell’innovazione può decidere gli equilibri militari, la vera sfida sarà questa: non rincorrere il futuro, ma imparare a sperimentarlo prima degli altri.