Caso Autogrill, la pista passa da Viterbo: nuovi interrogativi sui contatti tra Report e il mondo dell’intelligence

A quasi sei anni dall’incontro tra Matteo Renzi e Marco Mancini nell’area di servizio di Fiano Romano, il caso Autogrill torna al centro dell’attenzione. Una ricostruzione pubblicata da Il Giornale, basata sui contatti telefonici e sulla localizzazione delle utenze, riapre la discussione sui rapporti intercorsi tra la redazione di Report e alcuni ex appartenenti ai servizi. Nella successione degli avvenimenti compare più volte Viterbo, dove viveva e lavorava la donna che realizzò le immagini e dove, pochi giorni prima della messa in onda del servizio, arrivò uno dei giornalisti della trasmissione Rai.

La storia comincia il 23 dicembre 2020, nell’area di servizio Feronia Est, lungo l’autostrada A1, dove Matteo Renzi incontra Marco Mancini, all’epoca dirigente del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. A riprendere la scena con il proprio telefono è Valentina Cuozzo, insegnante residente nel Viterbese, che dichiarerà successivamente di essersi trovata casualmente nell’area di servizio e di non conoscere l’identità dell’uomo che stava parlando con l’ex presidente del Consiglio. Quelle immagini arriveranno alcuni mesi dopo a Report e saranno trasmesse il 3 maggio 2021, quando l’interlocutore di Renzi verrà identificato in Marco Mancini.

La nuova ricostruzione concentra l’attenzione soprattutto su quanto accadde nei giorni immediatamente precedenti alla trasmissione e, in particolare, il 27 aprile 2021. Secondo quanto pubblicato da Il Giornale, quella mattina, alle 11.28, Carlo Parolisi, ex appartenente ai servizi, telefonò a Sigfrido Ranucci sull’utenza Rai utilizzata dal conduttore di Report. Parolisi si trovava nella zona di Castiglione d’Orcia, mentre Ranucci era a Roma. Quarantuno minuti più tardi, alle 12.09, Giorgio Mottola, giornalista della trasmissione, contattò a sua volta Parolisi.

Nelle ore successive Mottola lasciò Roma e raggiunse Viterbo, nella zona di via Enrico Fermi, dove si trovava Valentina Cuozzo. Mentre era ancora nel capoluogo della Tuscia, alle 18.45, il giornalista chiamò nuovamente Parolisi; successivamente ripartì e alle 20.26 il suo telefono agganciò una cella nella zona di San Quirico d’Orcia, dunque nello stesso quadrante geografico nel quale si trovava l’ex appartenente ai servizi. È questa successione di spostamenti e telefonate, da Roma a Viterbo e poi verso la Val d’Orcia, a costituire uno degli elementi sui quali si concentra oggi l’attenzione, perché colloca nella stessa giornata i contatti con l’ex 007, il passaggio del giornalista nella città dove si trovava l’autrice delle immagini e il successivo trasferimento verso la zona nella quale si trovava Parolisi.

Viterbo, del resto, compare nella vicenda fin dalle settimane successive all’incontro di Fiano Romano. Prima che le immagini arrivassero alla redazione di Report, Cuozzo si sarebbe rivolta al giornalista viterbese Pasquale Bottone, allora direttore di Cittapaese.it, che decise di non pubblicarle. Foto e video presero successivamente un’altra strada e finirono nelle mani della trasmissione Rai e del Fatto Quotidiano. Il telefono utilizzato dalla docente per effettuare le riprese sarebbe poi stato sottoposto ad acquisizione forense durante gli accertamenti giudiziari sulla vicenda.

Proprio gli esiti di quelle indagini impongono cautela rispetto alle ipotesi tornate a circolare in questi giorni. La Procura di Roma aveva infatti svolto accertamenti sull’eventuale esistenza di rapporti tra la docente e gli apparati di intelligence, senza trovare riscontri. Nella richiesta di archiviazione veniva riferito l’esito negativo delle verifiche effettuate presso gli organismi di informazione per la sicurezza e gli approfondimenti svolti dagli investigatori non avevano fornito elementi sufficienti per sostenere che la decisione di riprendere Renzi e Mancini fosse stata suggerita o organizzata da altri. Non esiste quindi, allo stato degli atti conosciuti, un accertamento giudiziario che colleghi Valentina Cuozzo ai servizi segreti.

Ciò che torna oggi sotto i riflettori riguarda soprattutto la fase successiva, quella che precedette la messa in onda del servizio e durante la quale Report cercò di identificare l’uomo ripreso insieme a Renzi. È in questo contesto che assumono interesse i contatti con Parolisi e gli spostamenti di Mottola del 27 aprile. Resta da comprendere se si trattasse semplicemente del lavoro svolto da una redazione per verificare una notizia e identificare il protagonista di un incontro oppure se le fonti provenienti dall’ambiente dell’intelligence abbiano avuto nella costruzione del servizio un ruolo più articolato. Al momento gli elementi pubblicati consentono di porre la domanda, non di dare per acquisita la risposta.

A riportare Viterbo nella storia è anche un episodio avvenuto molto più tardi, la sera del 22 dicembre 2022, quando il giornalista Paolo Gianlorenzo, impegnato in accertamenti sul caso anche per Non è l’Arena di Massimo Giletti, raggiunse la zona dell’abitazione di Cuozzo. Secondo il suo racconto, voleva verificare alcuni particolari dell’automobile della donna e rimase sul posto per circa un quarto d’ora. Durante quel breve sopralluogo qualcuno lo fotografò e, secondo la ricostruzione pubblicata dal quotidiano, quelle immagini finirono successivamente sul telefono di Sigfrido Ranucci. Chi le abbia scattate e attraverso quale percorso siano arrivate al conduttore di Report è uno degli aspetti sui quali restano interrogativi.

Il Giornale richiama inoltre l’attenzione su Giuseppe Del Deo, già vicedirettore dell’Aisi, la cui ex moglie aveva vissuto e insegnato a Viterbo, e sul marito della docente, Mariano Vincenzi, con il quale Cuozzo avrebbe parlato telefonicamente prima di effettuare le riprese nell’area di servizio. Anche su questo punto occorre distinguere le circostanze documentate dalle ipotesi: Del Deo, interrogato in passato sulla questione, ha dichiarato di non aver mai sentito parlare di Valentina Cuozzo e non sono emersi elementi che dimostrino un suo coinvolgimento nella realizzazione del filmato.

Il nuovo capitolo del caso Autogrill lascia dunque Viterbo in una posizione particolare nella geografia della vicenda. Qui viveva e lavorava la donna che filmò l’incontro, qui le immagini furono inizialmente proposte a un giornalista locale, qui arrivò Giorgio Mottola il 27 aprile 2021, nella giornata dei contatti con Parolisi, e sempre a Viterbo, nel dicembre dell’anno successivo, venne fotografato un giornalista che stava svolgendo verifiche sul caso.

Sono circostanze che meritano di essere ricostruite, soprattutto alla luce dei nuovi elementi sui contatti tra Report e persone provenienti dal mondo dell’intelligence, ma che non dimostrano l’esistenza di una regia dei servizi dietro le immagini dell’Autogrill. La questione che rimane aperta è più circoscritta e riguarda il percorso attraverso il quale Report riuscì a identificare Marco Mancini e il peso che ebbero, in quella fase, le fonti legate agli apparati di sicurezza. In questo percorso Viterbo compare più volte e in momenti diversi, abbastanza da rappresentare uno dei luoghi nei quali si intrecciano alcuni dei passaggi ancora da chiarire di una vicenda iniziata quasi per caso in un’area di servizio dell’A1.