Il passo dei Bersaglieri unisce l’Italia: a Lignano memoria, emozione e futuro nel segno del Generale Portolano

Da sinistra: il Generale Portolano, la Senatrice Isabella Rauti, il Presidente dell'Associazione Nazionale Bersaglieri Generale di Corpo d'Armata Giuseppenicola Tota

A Lignano Sabbiadoro il 73° Raduno Nazionale dei Bersaglieri si è concluso come solo i raduni delle Associazioni d’Arma sanno fare: non con un semplice scioglimento delle file, ma con un’onda lunga di emozione, memoria e appartenenza. Per cinque giornate, dal 27 al 31 maggio, la città friulana è diventata il cuore pulsante dell’Italia bersaglieresca: fanfare, piumetti al vento, labari, sezioni provenienti da ogni parte del Paese e dall’estero, cittadini, famiglie, giovani e veterani uniti in un’unica grande cornice di popolo.

Ma il Raduno di Lignano ha avuto un significato ulteriore. Non è stato soltanto l’incontro annuale di una gloriosa Specialità dell’Esercito. È stato un momento in cui passato e presente si sono guardati negli occhi, riconoscendosi parte della stessa storia. Una storia fatta di servizio, sacrificio, disciplina, coraggio e, soprattutto, di quel sentimento profondo che lega chi ha indossato la divisa a chi oggi continua a portarla.

A rendere ancora più intenso il valore simbolico della giornata conclusiva è stata la presenza del Generale Luciano Portolano, Capo di Stato Maggiore della Difesa. Una presenza istituzionale di altissimo livello, certo, ma anche qualcosa di più: Portolano è Bersagliere. E proprio per questo il suo saluto ai fanti piumati ha assunto il tono di un ritorno a casa, di un incontro tra la massima responsabilità militare del Paese e una comunità che riconosce in lui non soltanto il vertice della Difesa, ma anche un uomo cresciuto dentro quei valori.

Nel suo intervento, il Generale Portolano ha richiamato il legame tra il Raduno e la terra friulana, ricordando il terremoto del 1976 e l’opera dei militari accorsi in soccorso delle popolazioni colpite. Un passaggio che ha restituito al Raduno una dimensione civile oltre che militare: i Bersaglieri non sono soltanto una pagina gloriosa della storia nazionale, ma una presenza viva nei momenti in cui l’Italia ha bisogno di ritrovarsi, rialzarsi, ricostruire.

È in questo senso che i Raduni Nazionali delle Associazioni d’Arma rappresentano molto più di una celebrazione. Sono luoghi dell’anima collettiva. Sono il punto in cui la memoria non resta chiusa negli archivi o nei monumenti, ma torna a camminare nelle strade, accompagnata dal suono inconfondibile delle fanfare. Sono il segno tangibile di una continuità che attraversa le generazioni: il reduce e il giovane militare, il socio in congedo e il reparto in armi, il labaro e la bandiera, la storia vissuta e il servizio quotidiano.

Le Associazioni d’Arma svolgono un ruolo prezioso proprio perché custodiscono questo filo. Non si limitano a conservare il ricordo; lo rendono esperienza, incontro, testimonianza. Trasformano la memoria in educazione civica, il sentimento di appartenenza in partecipazione, la tradizione in responsabilità verso il futuro. In un tempo in cui spesso i legami si fanno più fragili e la memoria rischia di diventare distratta, esse continuano a ricordare che una Nazione vive anche dei simboli che sa riconoscere e dei valori che sa tramandare.

A Lignano questo è apparso con forza. Lo si è visto nei cappelli piumati portati con orgoglio, nelle fanfare che hanno attraversato la città, nei labari delle sezioni, nei volti commossi di chi ha rivissuto anni di servizio e in quelli curiosi di chi, magari per la prima volta, ha percepito la forza di una tradizione che non appartiene solo ai Bersaglieri, ma all’Italia intera.

Il Raduno si è inserito inoltre in un anno dal valore storico particolare: l’80° anniversario della Repubblica. Ottant’anni durante i quali le Forze Armate hanno accompagnato la vita democratica del Paese, servendo le istituzioni, partecipando alle missioni internazionali, garantendo sicurezza, intervenendo nelle emergenze, rappresentando l’Italia nei contesti più complessi.

Passato e presente, insieme, gettano ogni giorno le basi del futuro. È questa forse l’immagine più autentica lasciata dal Raduno di Lignano. Da una parte chi ha già dato molto alla Patria e continua a farlo attraverso l’impegno associativo; dall’altra chi oggi veste l’uniforme e porta avanti, con professionalità e dedizione, la missione delle Forze Armate. In mezzo, un popolo che applaude, riconosce, partecipa.

Il Generale Portolano, Bersagliere e Capo di Stato Maggiore della Difesa, ha incarnato in questa occasione proprio quel ponte ideale: la Specialità e l’interforze, la memoria e la responsabilità, l’identità di Corpo e la visione complessiva della Difesa nazionale. La sua presenza ha dato al Raduno un valore che va oltre il cerimoniale, perché ha ricordato a tutti che dietro ogni grado, ogni incarico e ogni responsabilità resta il fondamento più semplice e più alto: il servizio.

Quando le fanfare si allontanano e le strade tornano alla quotidianità, resta qualcosa che non si disperde. Resta il passo dei Bersaglieri, che è corsa, slancio, energia, ma anche fedeltà a una storia. Resta il sentimento di una comunità che sa riconoscersi nei propri simboli. Resta la consapevolezza che la memoria non è nostalgia, ma forza morale.

Lignano ha salutato i Bersaglieri, ma l’eco del Raduno continua. Continua nei labari che tornano nelle sezioni, nei racconti che saranno condivisi, nelle fotografie custodite, nei giovani che avranno visto in quella sfilata non solo una tradizione, ma un esempio. E continua nel legame indissolubile tra chi ha servito e chi serve, tra l’Italia di ieri e quella di domani.

Perché i Bersaglieri, ancora una volta, non hanno soltanto sfilato. Hanno ricordato all’Italia il valore del passo comune.