Addio al Comandante Alfa, una vita nell’ombra al servizio dell’Italia

Tra i fondatori del Gruppo di Intervento Speciale dei Carabinieri, aveva partecipato alle più delicate operazioni antiterrorismo e di liberazione degli ostaggi. Con la sua scomparsa se ne va uno dei protagonisti della storia operativa dell’Arma

È morto all’età di 75 anni il Comandante Alfa, veterano e tra i fondatori del GIS, il Gruppo di Intervento Speciale dell’Arma dei Carabinieri. La notizia della scomparsa è stata comunicata nella serata di domenica 19 luglio attraverso il suo profilo ufficiale.
Originario di Castelvetrano e luogotenente dell’Arma, aveva mantenuto segreta la propria identità anche dopo il congedo, continuando a presentarsi con il volto coperto dal mefisto nero che per decenni aveva accompagnato la sua attività professionale. Era considerato uno dei carabinieri più decorati d’Italia.
La sua non è stata soltanto la storia personale di un militare impegnato nelle operazioni più rischiose. È stata anche la storia di un reparto nato in uno dei momenti più drammatici attraversati dalla Repubblica e divenuto, nel tempo, un punto di riferimento nazionale e internazionale nel contrasto al terrorismo, nella liberazione degli ostaggi e negli interventi ad altissimo rischio.

La nascita del GIS negli anni di piombo

La storia del Gruppo di Intervento Speciale affonda le proprie radici nel clima di violenza e instabilità degli anni Settanta.
Nel 1977 il Comandante Alfa, allora ventiseienne e carabiniere paracadutista, venne convocato insieme ad altri quattro militari dal proprio comandante. A quel ristretto gruppo sarebbe stato affidato il compito di contribuire alla costituzione di una nuova unità d’élite, composta da uomini provenienti dal 1° Battaglione Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”.
Il GIS venne istituito ufficialmente il 6 febbraio 1978, su impulso dell’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga. L’Italia stava vivendo la stagione del terrorismo interno, delle stragi, dei sequestri e degli attacchi alle istituzioni. Serviva uno strumento capace di intervenire rapidamente nelle situazioni più estreme, con personale altamente selezionato e addestrato per operazioni antiterrorismo e antiguerriglia.
Il Comandante Alfa fu dunque uno degli uomini della prima ora, uno dei militari chiamati a costruire metodi, procedure e capacità operative che allora non avevano precedenti nell’Arma.

Il battesimo del fuoco nel carcere di Trani

Il primo grande intervento del reparto avvenne il 29 dicembre 1980, nel supercarcere di Trani, dove una violenta rivolta aveva portato alla presa in ostaggio di 18 agenti di custodia.
L’operazione del GIS consentì di riprendere il controllo dell’istituto e liberare gli ostaggi senza spargimento di sangue. Fu il battesimo del fuoco del giovane reparto e rappresentò una dimostrazione concreta della sua capacità di coniugare rapidità, preparazione tecnica e controllo della forza.
A quella missione ne sarebbero seguite molte altre, alcune divenute parte della storia recente del Paese.
Nel corso di oltre quarant’anni di servizio, il Comandante Alfa partecipò ad attività legate al sequestro di Cesare Casella, alla liberazione della piccola Patrizia Tacchella e alla protezione del magistrato antimafia Nino Di Matteo. Prese inoltre parte a missioni internazionali e a operazioni condotte in teatri complessi come Bosnia, Afghanistan e Iraq.

Dalla liberazione degli ostaggi alle operazioni speciali

Dopo gli interventi contro il terrorismo interno, il GIS ampliò progressivamente il proprio campo d’azione.
Nel 1984 il reparto venne riconosciuto come Unità di Intervento Speciale antiterrorismo della Difesa a disposizione del Ministero dell’Interno. Negli anni successivi fu impiegato nella cattura di latitanti e appartenenti alla criminalità organizzata, nelle liberazioni di ostaggi, negli interventi nelle carceri e nelle operazioni di polizia giudiziaria considerate particolarmente pericolose.
Dal 1997 il GIS iniziò a operare stabilmente anche nei principali teatri internazionali, dall’Albania alla Bosnia, dal Kosovo all’Iraq. Nel 2004 il reparto entrò nel comparto delle Operazioni Speciali della Difesa, consolidando definitivamente la propria doppia natura: forza speciale militare e unità speciale di polizia.
Una caratteristica che ancora oggi distingue il GIS e ne determina l’impiego tanto nelle emergenze antiterrorismo sul territorio nazionale quanto nelle missioni militari all’estero.
Il 22 maggio 2020 il Presidente della Repubblica ha concesso al reparto la Bandiera di Guerra. Pochi mesi dopo, il 20 ottobre, la Bandiera è stata insignita della decorazione di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia, in riconoscimento della professionalità e del valore dimostrati dai suoi uomini.

La forza del gruppo nelle qualità del singolo

Il motto del GIS, “In Singuli Virtute Aciei Vis”, esprime il principio secondo il quale la forza del reparto nasce dalle qualità e dalle virtù di ciascun operatore.
È una formula che sembra sintetizzare anche la vicenda professionale del Comandante Alfa: disciplina, coraggio, capacità di dominare la paura e assoluta fedeltà alle istituzioni.
Dopo aver operato sul campo, divenne istruttore all’interno dello stesso GIS e successivamente presso l’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale. Concluse il servizio attivo nel febbraio 2016, continuando però l’attività di formazione e divulgazione.
Attraverso libri come Cuore di rondine, Io vivo nell’ombra e Missioni segrete, scelse di raccontare una parte della propria esperienza, senza rinunciare alla riservatezza che aveva caratterizzato l’intera carriera. Nei suoi scritti emergeva non soltanto la dimensione operativa, ma anche quella umana: la paura, la responsabilità, il sacrificio familiare e la necessità di decidere in pochi istanti quando sono in gioco vite innocenti.

Un uomo rimasto fedele all’ombra

Il volto del Comandante Alfa è rimasto nascosto, ma il significato del suo servizio è diventato conosciuto ben oltre il perimetro dell’Arma.
Ha rappresentato una generazione di militari per i quali l’anonimato non era una rinuncia, ma una parte essenziale della missione. Uomini chiamati a intervenire quando ogni altra soluzione appariva insufficiente, preparati a esporsi personalmente senza cercare riconoscimenti pubblici.
La sua scomparsa non riguarda soltanto il GIS o l’Arma dei Carabinieri. Riguarda la memoria delle istituzioni repubblicane e di quanti, negli anni più difficili della storia nazionale, hanno contribuito a difenderle lontano dai riflettori.
Il Comandante Alfa ha vissuto nell’ombra per proteggere gli altri. È da quell’ombra che oggi emerge con chiarezza il valore della sua eredità: servizio, coraggio, disciplina e fedeltà all’Italia.