Quando la Marina diventa Protezione Civile: Nave Atlante e la capacità di soccorrere dal mare

A Civitavecchia, nell’ambito dell’esercitazione Mare Aperto 2026, la Marina Militare ha simulato un intervento sanitario dopo una catastrofe naturale. Protagonista Nave Atlante, trasformata in una piattaforma di soccorso con due sale operatorie, mentre i Fucilieri della Brigata Marina San Marco hanno allestito un Posto Medico Avanzato. Un’esercitazione che dimostra come le capacità militari possano diventare risorse decisive anche per la popolazione civile.

Una tromba marina investe una città costiera, attraversa i quartieri abitati e raggiunge le zone collinari. Le strade diventano impraticabili, le comunicazioni si interrompono, gli ospedali faticano a gestire il crescente numero di feriti. I soccorritori devono raggiungere la popolazione, ma le infrastrutture sulle quali normalmente si appoggiano non sono più in grado di garantire una risposta adeguata. È lo scenario, fortunatamente simulato, che il 26 ottobre ha impegnato la Marina Militare e numerose organizzazioni civili nel porto di Civitavecchia, nell’ambito dell’esercitazione Mare Aperto 2026.

A rispondere alla richiesta di aiuto è stata la Squadra Navale, con l’impiego di Nave Atlante, una delle più moderne unità di supporto logistico della Marina Militare, dotata di strutture sanitarie capaci di assicurare interventi chirurgici e trattamenti avanzati. In banchina, intanto, i Fucilieri della Brigata Marina San Marco hanno predisposto un Posto Medico Avanzato per accogliere i feriti, valutarne le condizioni e stabilizzarli prima dell’eventuale trasferimento nelle strutture ospedaliere.

L’attività, conclusa il 26 ottobre e illustrata il giorno successivo dalla Marina Militare, ha consentito di verificare non soltanto le capacità dei singoli reparti, ma soprattutto il funzionamento di una complessa organizzazione di soccorso nella quale personale militare, operatori sanitari e strutture della Protezione Civile devono essere in grado di agire come un unico sistema. Marina Militare

Quando le infrastrutture non sono più disponibili

L’esercitazione si è inserita in uno scenario operativo più ampio, caratterizzato da una situazione di crisi fra due Paesi contrapposti. Mentre le unità della Marina erano impegnate nel Mediterraneo centrale, una violenta tromba marina di origine mesociclonica colpiva, nella simulazione, un centro urbano densamente popolato, provocando danni estesi e mettendo in difficoltà il sistema locale dei soccorsi.

La Protezione Civile richiedeva quindi un intervento sanitario e logistico supplementare, al quale la componente navale rispondeva dirottando verso Civitavecchia Nave Atlante, già presente nell’area delle operazioni.

La scelta di simulare una catastrofe in un contesto nel quale le comunicazioni e i collegamenti terrestri risultavano compromessi non è casuale. Nelle grandi emergenze, infatti, uno dei problemi più difficili da affrontare è proprio la perdita delle infrastrutture necessarie a organizzare i soccorsi. Un ospedale può essere danneggiato, una strada interrotta, una rete di comunicazione indisponibile. In queste condizioni, la possibilità di disporre di una piattaforma autonoma, capace di raggiungere la costa dal mare e fornire assistenza sanitaria, trasporto e supporto logistico, può diventare determinante.

È una delle ragioni per cui le moderne unità di supporto logistico della Marina non devono essere considerate soltanto strumenti destinati a rifornire le navi impegnate nelle operazioni militari. Le loro caratteristiche consentono, in determinate circostanze, di contribuire anche alla gestione di emergenze che coinvolgono direttamente la popolazione civile.

Nave Atlante, una struttura sanitaria che arriva dal mare

Consegnata alla Marina Militare nel dicembre 2025 e giunta nella propria sede operativa di Taranto nel febbraio 2026, Nave Atlante è la seconda unità di supporto logistico della classe Vulcano. Costruita da Fincantieri nello stabilimento di Castellammare di Stabia, rappresenta una delle componenti del programma di ammodernamento della Squadra Navale.

La sua funzione principale consiste nell’assicurare continuità alle operazioni delle unità militari attraverso il rifornimento, il trasporto di materiali, l’assistenza tecnica e il supporto logistico. A queste capacità si aggiunge una componente sanitaria particolarmente avanzata.

La nave dispone infatti di un’area ospedaliera classificata in ambito NATO come Role 2 Maritime Level 3, con due sale operatorie completamente attrezzate, posti di terapia intensiva e apparecchiature per la diagnostica clinica.

La classificazione Role 2 identifica una capacità sanitaria militare superiore al primo soccorso, in grado di effettuare valutazioni specialistiche, stabilizzare pazienti in condizioni critiche ed eseguire interventi chirurgici necessari prima di un eventuale trasferimento verso strutture sanitarie più attrezzate.

Non si tratta quindi di un ospedale civile completo, ma di una struttura sanitaria specializzata, progettata per operare anche in situazioni nelle quali l’assistenza ordinaria non è immediatamente disponibile.

Nell’esercitazione di Civitavecchia, questa capacità è stata integrata con il Posto Medico Avanzato realizzato a terra dalla Brigata Marina San Marco. La banchina è diventata il primo punto di raccolta e trattamento dei feriti, mentre la nave ha assicurato la disponibilità di cure più complesse.

Il risultato è stato un sistema sanitario articolato fra terra e mare, nel quale ciascuna componente aveva un ruolo preciso all’interno della catena dei soccorsi. Marina Militare+2

La Brigata Marina San Marco e il primo intervento a terra

Un ruolo importante è stato svolto dai Fucilieri della Brigata Marina San Marco, chiamati ad allestire rapidamente il Posto Medico Avanzato sulla banchina del porto.

Il compito di questa struttura era assicurare le prime operazioni di triage, cioè la valutazione delle condizioni dei feriti e l’individuazione delle priorità di trattamento, oltre alla stabilizzazione dei pazienti e al coordinamento dei successivi trasferimenti.

In una maxi-emergenza, infatti, non è sufficiente disporre di personale sanitario e mezzi di trasporto. Occorre stabilire quali pazienti abbiano bisogno di un intervento immediato, quali possano attendere e verso quali strutture debbano essere indirizzati.

Una gestione non coordinata rischierebbe di sovraccaricare gli ospedali ancora funzionanti o di rallentare il trattamento dei casi più gravi.

L’impiego della Brigata Marina San Marco ha consentito di mettere alla prova anche la capacità di realizzare rapidamente un’organizzazione sanitaria a terra, utilizzando personale e materiali trasportati dall’unità navale.

È un aspetto che evidenzia la versatilità delle forze anfibie, addestrate a operare in ambienti complessi e a garantire il supporto necessario anche quando le condizioni del territorio rendono difficoltoso l’intervento delle strutture ordinarie.

Militari, sanitari e volontari: la difficoltà di operare insieme

L’esercitazione ha coinvolto, oltre alla Marina Militare, la Protezione Civile, ARES 118, il Corpo Militare e le Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta e la Capitaneria di Porto.

La presenza di organizzazioni con competenze, procedure e strutture di comando differenti rappresentava uno degli elementi più importanti dell’attività addestrativa.

Il successo di un intervento complesso non dipende soltanto dalla disponibilità dei mezzi, ma dalla capacità delle organizzazioni coinvolte di comunicare, condividere informazioni e coordinare le proprie decisioni.

Durante l’esercitazione sono state quindi verificate le procedure di triage, le comunicazioni di emergenza, il collegamento con la rete ospedaliera del Servizio sanitario nazionale e la gestione dei trasferimenti.

L’obiettivo era individuare eventuali difficoltà prima che potessero manifestarsi durante un’emergenza reale.

Il direttore generale di ARES 118, Narciso Mostarda, ha sottolineato l’importanza di consolidare procedure condivise fra le organizzazioni impegnate nel soccorso, mentre il direttore sanitario Simona Ursino ha richiamato la necessità di garantire continuità assistenziale e un efficace coordinamento fra gli operatori.

L’attività si inserisce inoltre in un percorso di collaborazione già avviato nel Lazio. Nel febbraio 2026 ARES 118 e la Direzione Marittima del Lazio avevano sottoscritto un protocollo d’intesa per rafforzare le capacità di intervento sanitario negli scenari marittimi.

L’esercitazione di Civitavecchia ha rappresentato quindi anche un’occasione per verificare sul campo procedure e rapporti operativi fra strutture che, in caso di necessità, potrebbero essere chiamate a intervenire insieme. Marina Militare+1

Il valore delle capacità dual use

L’espressione dual use viene utilizzata per indicare mezzi, tecnologie e capacità che possono trovare applicazione sia in ambito militare sia in quello civile.

Nel caso della Marina Militare, questo concetto assume un significato particolarmente concreto. Navi progettate per sostenere le operazioni della flotta possono trasportare materiali di prima necessità, fornire assistenza sanitaria, ospitare personale evacuato e contribuire al ripristino delle condizioni necessarie alla gestione di un’emergenza.

La Marina è infatti una delle strutture operative del Servizio nazionale della Protezione Civile e può mettere a disposizione le proprie risorse quando il Dipartimento ne richiede il contributo.

Non è una capacità nata oggi. Nel gennaio 2010, dopo il devastante terremoto che colpì Haiti, Nave Cavour partecipò all’operazione umanitaria White Crane, mettendo a disposizione personale, mezzi e strutture sanitarie per contribuire ai soccorsi.

L’esperienza maturata nel corso degli anni ha confermato il valore delle unità navali anche in situazioni nelle quali il mare rappresenta una delle poche vie di accesso ancora disponibili.

Nave Atlante si inserisce in questa evoluzione con una piattaforma progettata fin dall’origine per integrare supporto logistico e capacità sanitarie, ampliando le possibilità di impiego della Squadra Navale. Marina Militare+1

Una capacità strategica anche per la sicurezza nazionale

L’esercitazione di Civitavecchia suggerisce una riflessione che va oltre l’ambito strettamente militare.

L’Italia è un Paese caratterizzato da un’estesa fascia costiera, numerose isole, importanti infrastrutture portuali e territori esposti a differenti rischi naturali. Terremoti, alluvioni, frane e fenomeni meteorologici estremi possono compromettere rapidamente i collegamenti e mettere in difficoltà i servizi essenziali.

In questo contesto, la disponibilità di unità navali capaci di fornire assistenza sanitaria e supporto logistico costituisce una risorsa aggiuntiva per il sistema nazionale di risposta alle emergenze.

Naturalmente, l’impiego di una nave militare non può sostituire l’organizzazione sanitaria e di Protezione Civile presente sul territorio. Può però integrarla, offrendo capacità che diventano particolarmente preziose quando le strutture locali risultano danneggiate o insufficienti.

È proprio questa complementarità che le esercitazioni congiunte cercano di sviluppare.

La possibilità di intervenire efficacemente dipende infatti dalla preparazione precedente all’emergenza, dalla conoscenza reciproca delle procedure e dalla capacità di utilizzare le risorse disponibili senza sovrapposizioni o ritardi.

La Difesa al servizio della comunità

L’attività svolta a Civitavecchia racconta un aspetto delle Forze Armate che spesso rimane in secondo piano rispetto alle missioni operative, alle esercitazioni di combattimento e ai programmi di ammodernamento.

Le capacità militari, sviluppate per garantire la sicurezza e la difesa del Paese, possono rappresentare anche uno strumento di sostegno alla collettività nei momenti di maggiore difficoltà.

Nave Atlante ne costituisce un esempio particolarmente significativo. Una piattaforma costruita per assicurare autonomia e continuità operativa alla flotta può diventare, quando necessario, un centro sanitario capace di contribuire al soccorso di una popolazione colpita da una calamità.

L’esercitazione Mare Aperto 2026 ha permesso di verificare questa possibilità in condizioni simulate, coinvolgendo organizzazioni militari e civili in un’unica catena di intervento.

La capacità di difendere il Paese non si misura soltanto nella possibilità di affrontare una minaccia militare, ma anche nella preparazione a proteggere le persone quando un’emergenza mette in crisi le strutture della vita quotidiana.

Ed è forse questo il significato più importante dell’attività svolta a Civitavecchia: dimostrare che una nave militare, oltre a sostenere le operazioni in mare, può diventare una risorsa concreta per chi ha bisogno di aiuto.