
Caro direttore, ho letto con interesse l’articolo dedicato al rinnovo del contratto del comparto Sicurezza e Difesa e accolgo con sincero favore gli aumenti riconosciuti agli uomini e alle donne delle Forze armate e delle Forze di polizia.
Concordo anche con il principio espresso nel suo articolo: tutto è migliorabile, ma non per questo ogni risultato deve essere accolto con una critica preventiva o liquidato come insufficiente. Gli aumenti, gli arretrati e le nuove prospettive contrattuali rappresentano un risultato concreto e meritato per chi svolge ogni giorno un servizio essenziale per il Paese.
Esiste però un’altra categoria di lavoratori della quale si parla molto meno: quella dei lavoratori autonomi, dei professionisti e delle piccole partite IVA.
È del tutto evidente che un lavoratore autonomo non possa attendersi aumenti contrattuali. Il suo reddito dipende dal mercato, dalla capacità di lavorare, dai clienti e dai rischi che ha deciso di assumersi. Ma proprio perché vive senza uno stipendio garantito, dovrebbe almeno poter contare su un sistema capace di riconoscere la sua particolare fragilità.
Un autonomo non può permettersi di ammalarsi. Quando non lavora, spesso non guadagna. Non ha ferie retribuite, tredicesima, liquidazione, permessi o una copertura effettiva nei periodi di difficoltà. Se perde un cliente importante o attraversa un momento di crisi, non esiste quasi mai una rete di protezione paragonabile a quella prevista per il lavoro dipendente.
A questa precarietà strutturale si aggiunge il rapporto con il fisco e, soprattutto, con la riscossione.
Negli ultimi anni la macchina della riscossione è diventata sempre più rapida e aggressiva. Un debito fiscale, anche quando nasce da una difficoltà temporanea e non dalla volontà di sottrarsi ai propri obblighi, può tradursi in breve tempo in pignoramenti del conto corrente, blocchi dei crediti verso clienti e ulteriori costi che rendono ancora più difficile proseguire l’attività.
La legge, formalmente, è uguale per tutti. Ma gli effetti non sono uguali per tutti.
Davanti a una procedura di riscossione, il piccolo imprenditore, il professionista o l’artigiano vengono trattati secondo le stesse regole applicate alle grandi società. La differenza è che una holding dispone di riserve finanziarie, strutture amministrative, consulenti e possibilità di accesso al credito. Il piccolo lavoratore autonomo, invece, rischia di non riuscire più a pagare i fornitori, gli affitti, le utenze e, in alcuni casi, persino le necessità quotidiane della propria famiglia.
Per il grande contribuente un pignoramento può essere un problema finanziario. Per il piccolo può significare smettere di lavorare e, talvolta, smettere di mangiare.
Ecco perché ben vengano gli aumenti agli uomini e alle donne dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, dei Carabinieri e delle Forze di polizia. È giusto che, anche durante un periodo di ferie, possano vedere crescere il proprio stipendio e trovare sul conto qualche somma in più grazie agli arretrati. Sono riconoscimenti meritati e non vi è alcuna ragione per contrapporre una categoria all’altra.
Ma mentre celebriamo giustamente questi risultati, dovremmo avere il coraggio di guardare anche a chi non riceve aumenti automatici, non ha tutele adeguate e continua comunque a produrre reddito, occupazione e gettito fiscale.
Il punto non è togliere qualcosa a chi ha ottenuto un diritto. Il punto è chiedersi quando anche i lavoratori autonomi saranno considerati cittadini e lavoratori da proteggere, e non soltanto contribuenti da controllare e aggredire al primo inciampo.
Serve una riscossione capace di distinguere tra chi evade intenzionalmente e chi si trova in una reale difficoltà economica. Serve una maggiore proporzionalità tra dimensione del debito, capacità del contribuente e strumenti utilizzati per recuperarlo. E serve, soprattutto, la consapevolezza che bloccare il conto o i crediti di una piccola attività può impedire proprio a quella persona di produrre il reddito necessario per pagare quanto dovuto.
Un fisco efficace deve riscuotere. Ma uno Stato giusto deve anche evitare che la riscossione distrugga il contribuente.
Ben vengano, dunque, gli aumenti e gli arretrati per il comparto Sicurezza e Difesa. Avanti così. Ma sarebbe altrettanto importante iniziare a parlare seriamente delle tutele di chi lavora in proprio e affronta ogni giorno il mercato senza stipendio garantito, senza protezioni reali e con la consapevolezza che un solo inciampo può compromettere anni di lavoro.
Perché anche i lavoratori autonomi servono questo Paese. Soltanto che troppo spesso lo fanno senza che il Paese si ricordi di loro.
Lettera firmata

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