Difesa, cambia la catena di comando: due Sottocapi, Cyber Intel e nuove regole per i vertici militari

Il disegno di legge sul rafforzamento della capacità di difesa nazionale interviene sull’organizzazione dello Stato Maggiore, sull’intelligence militare, sulle carriere degli ufficiali generali e sulla responsabilità nelle missioni all’estero. Non una semplice revisione amministrativa, ma un nuovo passo verso uno strumento militare più interforze e adeguato alle minacce contemporanee.

La Difesa italiana continua il proprio percorso di trasformazione. Dopo il cyber, la riorganizzazione delle capacità informative e il crescente peso delle operazioni multidominio, il nuovo disegno di legge per il rafforzamento della capacità di difesa nazionale mette mano anche alla struttura di vertice delle Forze Armate.

Tra le novità anticipate dal provvedimento figura l’introduzione di due Sottocapi di Stato Maggiore della Difesa, superando l’attuale configurazione imperniata su una sola figura. Uno dei due incarichi assumerebbe inoltre una particolare rilevanza nel settore informativo e di sicurezza, con un collegamento con il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica.

Un cambiamento tutt’altro che formale. Lo Stato Maggiore della Difesa è ormai chiamato a governare contemporaneamente pianificazione militare, operazioni, intelligence, cyber, spazio, capacità tecnologiche e rapporti con NATO e Unione europea. Un sistema molto più complesso rispetto a quello sul quale era stata costruita gran parte dell’attuale architettura di comando.

La direzione sembra quindi quella di rafforzare il livello interforze e alleggerire una catena decisionale sulla quale negli ultimi anni si sono concentrate responsabilità sempre maggiori.

Cyber e intelligence sempre più centrali

Il Ministero della Difesa documenta infatti la costituzione, nel 2025, del Comando Interforze Cyber Intel – Reparto Informazioni e Sicurezza, nato con l’obiettivo di razionalizzare e rendere più efficaci le componenti informativa e di sicurezza, attribuendo contemporaneamente maggiore centralità al dominio cyber.
La nuova struttura è già operativa e comprende componenti dedicate alle attività cyber, all’intelligence, alla sicurezza e alle attività controinformative militari.

È probabilmente questo uno dei passaggi più significativi dell’intera trasformazione: cyber e intelligence non rappresentano più semplicemente strumenti di supporto alle operazioni militari, ma diventano parte integrante della capacità di combattimento e di difesa dello Stato.
La guerra contemporanea lo dimostra ogni giorno. Un attacco può cominciare molto prima che venga sparato un colpo: contro reti informatiche, satelliti, comunicazioni, infrastrutture energetiche, sistemi logistici o banche dati.
Ed è proprio per questo che il confine tra difesa militare e sicurezza nazionale è diventato molto più sottile.

Cambiano anche le carriere dei generali

Il disegno di legge interviene inoltre sulle modalità di avanzamento degli ufficiali generali.
È un tema apparentemente interno alle Forze Armate, ma con conseguenze dirette sull’efficienza dello strumento militare. La gestione delle carriere ai massimi livelli determina infatti permanenza negli incarichi, ricambio dei vertici, valorizzazione delle competenze e possibilità di utilizzare ufficiali con esperienza maturata nei comandi nazionali e internazionali.
In uno scenario nel quale le Forze Armate operano sempre più frequentemente all’interno di strutture NATO, europee e multinazionali, anche il sistema degli avanzamenti deve essere capace di accompagnare percorsi professionali molto differenti rispetto al passato.
Non basta più conoscere perfettamente la propria Forza Armata. Ai vertici servono esperienza interforze, capacità internazionale, conoscenza tecnologica e comprensione di domini operativi completamente nuovi.

Missioni all’estero e responsabilità dei comandanti

Un altro punto delicato riguarda la disciplina dei risarcimenti collegati alle missioni militari all’estero.
La questione non è nuova. Già in passato, anche in sede parlamentare, era stata sollevata la necessità di chiarire fino a che punto eventuali responsabilità civili derivanti da decisioni assunte nel corso delle operazioni potessero ricadere sui singoli comandanti.

Il problema è evidente: chi esercita il comando in un teatro operativo deve assumere decisioni spesso immediate, sulla base di informazioni incomplete e in condizioni nelle quali il rischio non può essere completamente eliminato.
Questo non significa sottrarre qualcuno alle proprie responsabilità. Significa però distinguere con precisione tra comportamento individuale e conseguenze riconducibili all’attività operativa svolta per conto dello Stato.
Una disciplina più chiara può quindi rappresentare anche una tutela della funzione di comando, evitando che il rischio di un contenzioso personale condizioni decisioni assunte nell’interesse della missione.

Una Difesa che cambia perché è cambiato il mondo

Letto nel suo insieme, il provvedimento racconta qualcosa di più importante delle singole modifiche normative.
Le Forze Armate italiane stanno cercando di adattare la propria organizzazione a uno scenario strategico che negli ultimi anni è cambiato radicalmente.
La Difesa non è più soltanto Esercito, Marina e Aeronautica che operano nei rispettivi ambienti. Oggi significa capacità interforze, intelligence, spazio, cyber, guerra elettronica, droni, comunicazioni protette, infrastrutture critiche, logistica e capacità di reagire alle minacce ibride.

La stessa documentazione ufficiale della Difesa evidenzia il percorso di riorganizzazione già avviato nel settore Cyber Intel e delle Forze Speciali, con l’obiettivo dichiarato di rendere più snelle ed efficaci le catene di comando.
Il punto, quindi, non è avere un Sottocapo in più o modificare una procedura di avanzamento. Il punto è capire se l’intera macchina della Difesa riesca a decidere, reagire e operare con la velocità richiesta dagli scenari attuali.
Perché oggi una crisi può nascere nel Mediterraneo, nello spazio, dentro una rete informatica o attraverso una campagna di disinformazione. E può coinvolgere contemporaneamente tutti questi domini.
Il nuovo disegno di legge prova a mettere ordine proprio in questa trasformazione.

La verifica decisiva arriverà però dall’attuazione: strutture, uomini, competenze e risorse dovranno seguire le modifiche normative. Una catena di comando più moderna serve soltanto se dietro quella catena esiste uno strumento militare realmente capace di sostenerla.