Cavalli in fuga alle prove del 2 giugno: la sicurezza passa anche dalla conoscenza degli animali

Fuochi d’artificio esplosi nella notte avrebbero provocato il panico tra gli animali destinati alla parata. Quattro feriti e una tragedia sfiorata sulla Cristoforo Colombo

Trenta cavalli al galoppo, nella notte romana, lungo via Cristoforo Colombo, tra auto e moto in transito. Non una scena cinematografica, ma quanto accaduto durante le prove della parata del 2 giugno, nei pressi delle Terme di Caracalla, dove gli animali erano schierati in attesa di prendere parte alle attività preparatorie per la Festa della Repubblica.

Secondo quanto riportato dall’ANSA, l’episodio sarebbe stato provocato dall’esplosione di una batteria di fuochi d’artificio a circa 200 metri di distanza. A innescarli, secondo una prima ricostruzione, sarebbe stato un vigile urbano, che avrebbe poi parlato di un gesto compiuto per “motivi goliardici”. Gli accertamenti sono ora in corso e una prima informativa è stata trasmessa alla Procura.

Il bilancio è pesante, anche se fortunatamente non tragico: quattro persone ferite, tra cui una poliziotta ventinovenne e tre giovani militari dei Lancieri di Montebello. Nessuno sarebbe in pericolo di vita, ma si registrano fratture, escoriazioni e contusioni; uno dei militari avrebbe riportato anche la perforazione di un polmone a causa di una costola incrinata. Anche alcuni cavalli sono rimasti lievemente feriti e sono stati recuperati in vari punti della Colombo fino all’Eur, per poi essere messi in sicurezza.

Il Ministero della Difesa ha espresso vicinanza ai feriti, precisando che gli animali sono stati immediatamente soccorsi e affidati alle cure del personale competente. La Polizia Locale ha avviato, insieme all’Arma dei Carabinieri, gli accertamenti per ricostruire con esattezza la dinamica dei fatti e verificare se le esplosioni siano avvenute in un solo punto o in più luoghi, in concomitanza temporale.

Non “cavalli imbizzarriti”, ma animali in risposta di fuga

La vicenda impone una riflessione che va oltre la cronaca. Definire semplicemente “imbizzarriti” i cavalli rischia infatti di ridurre l’accaduto a una reazione irrazionale o imprevedibile. In realtà, dal punto di vista etologico, il cavallo è un animale preda: la fuga è il suo principale meccanismo di sopravvivenza. La Rutgers University, in una scheda dedicata al comportamento equino, ricorda che il cavallo, proprio perché preda, deve reagire rapidamente a ciò che percepisce come minaccia; stimoli che per l’uomo possono sembrare trascurabili possono invece provocare allarme nell’animale.

Fuochi d’artificio, lampi improvvisi, scoppi secchi e rumori non prevedibili rappresentano una combinazione particolarmente critica. La British Horse Society sottolinea che la reazione dei cavalli ai fuochi è legata proprio alla natura imprevedibile di suoni e luci improvvise, con comportamenti di paura che possono includere corsa, sudorazione, tremori e, se l’animale è confinato, calci contro le strutture.

Anche la letteratura scientifica conferma che i fuochi d’artificio possono avere un impatto rilevante sul comportamento dei cavalli. Uno studio pubblicato su Animals ha analizzato le risposte dei cavalli ai fuochi in Nuova Zelanda, evidenziando come questi eventi possano generare reazioni di stress e richiedano specifiche strategie di gestione preventiva. Un’indagine più recente, pubblicata su PMC, ha rilevato che il 63,3% dei proprietari intervistati riferiva risposte negative dei cavalli ai fuochi d’artificio; tra i comportamenti più comuni risultavano la corsa e i calci.

La sicurezza non è solo ordine pubblico: è anche conoscenza dell’animale

Quanto accaduto a Roma dimostra che, quando uomini, animali, mezzi e spazi urbani si trovano nello stesso scenario operativo, la sicurezza non può essere intesa solo come controllo dell’area o gestione del traffico. Deve includere anche la conoscenza della psicologia del cavallo e dei suoi limiti percettivi.

Un cavallo addestrato per cerimonie, parate o servizi istituzionali non smette di essere un animale sensibile agli stimoli improvvisi. L’addestramento può aumentare la tolleranza al rumore, alla folla e alla presenza di mezzi, ma non annulla l’istinto di fuga. La stessa British Horse Society raccomanda, in contesti in cui siano prevedibili fuochi o rumori intensi, misure preventive come la desensibilizzazione graduale, il controllo degli spazi, la verifica di recinzioni e porte, e una pianificazione che tenga conto della prevedibilità degli stimoli.

Il punto, dunque, non è soltanto stabilire eventuali responsabilità individuali, che spetterà agli organi competenti accertare. Il punto è comprendere che l’impiego di cavalli in contesti urbani, cerimoniali o militari richiede protocolli rigorosi: interdizione effettiva di fuochi e botti nelle aree sensibili, controllo perimetrale, informazione preventiva al personale presente, presenza di figure esperte nella gestione del comportamento equino e piani di emergenza specifici in caso di fuga.

In un ambiente densamente urbanizzato come Roma, una mandria di cavalli in fuga non rappresenta soltanto un problema veterinario o cerimoniale. È un rischio immediato per i militari, per le forze dell’ordine, per i cittadini, per gli automobilisti e per gli stessi animali. Questa volta il bilancio parla di feriti e di grande paura. Ma il confine con la tragedia è apparso sottile.

La lezione, allora, è chiara: il rispetto degli animali non è un tema separato dalla sicurezza pubblica. Al contrario, ne è parte integrante. Conoscere la natura del cavallo, il suo istinto di fuga e la sua sensibilità agli stimoli improvvisi significa proteggere insieme uomini e animali. In una parata che celebra la Repubblica, anche questo dovrebbe essere un segno di civiltà, disciplina e responsabilità.