
Dodici immobili pubblici da riportare alla vita, nuove imprese da accompagnare e un modello di sviluppo che la Regione Puglia punta a estendere ad altri centri storici. Dopo la visibilità conquistata con i Giochi del Mediterraneo, Taranto prova a trasformare l’energia dell’evento in un progetto duraturo, capace di creare lavoro e restituire funzioni al cuore più antico della città.
I grandi eventi lasciano strutture, visibilità e ricordi, ma la loro eredità più importante si misura soprattutto dopo la cerimonia di chiusura. Taranto si trova ora davanti a questa sfida: trasformare l’entusiasmo e la partecipazione che hanno accompagnato i Giochi del Mediterraneo in nuove opportunità per la città e per chi ha scelto di viverla, lavorarci e investirvi.
È in questo passaggio che si inserisce “Laboratorio Città Vecchia”, il programma sperimentale approvato il 3 settembre dalla Giunta regionale pugliese per favorire il recupero e la valorizzazione degli immobili pubblici inutilizzati nel centro antico. Non si tratta soltanto di restaurare alcuni edifici, ma di riportare attività economiche, artigianali e culturali in una parte di Taranto che per decenni ha dovuto fare i conti con lo spopolamento, il degrado e la progressiva perdita di funzioni.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Regione Puglia e Comune di Taranto e coinvolge, per la parte operativa, ARTI, l’Agenzia regionale per la tecnologia, il trasferimento tecnologico e l’innovazione, e Puglia Sviluppo. L’obiettivo è sperimentare nella Città Vecchia un modello di rigenerazione che, se darà risultati, potrà essere applicato anche in altri borghi, quartieri periferici e centri storici pugliesi caratterizzati dalla presenza di un patrimonio immobiliare pubblico sottoutilizzato.
Dodici immobili per riportare lavoro nell’isola
Il punto di partenza è rappresentato da dodici immobili di proprietà comunale individuati nell’isola su cui sorge il nucleo più antico di Taranto. Il Comune ne curerà l’assegnazione attraverso procedure pubbliche rivolte a chi intenda avviare nuove attività economiche, commerciali o artigianali.
Il “Laboratorio Città Vecchia” aggiunge a questa disponibilità di spazi un sistema coordinato di sostegno economico e imprenditoriale. Limitatamente all’area interessata dalla sperimentazione, verranno ampliate le tipologie di attività ammesse alla misura regionale NIDI JTF, senza modificare le condizioni previste per il resto del territorio pugliese.
Per i progetti con investimenti compresi tra 10.000 e 150.000 euro, le agevolazioni potranno coprire il 100% delle spese ammissibili. Il sostegno sarà articolato in un contributo a fondo perduto pari al 50%, un prestito a tasso zero per il 25% e un’ulteriore quota del 25% sotto forma di assistenza rimborsabile, destinata a trasformarsi in contributo qualora le prime trenta rate vengano pagate regolarmente. A questa dotazione potranno aggiungersi fino a 15.000 euro a fondo perduto per sostenere le prime spese di gestione.
La consistenza degli incentivi è importante, ma non rappresenta l’unico elemento qualificante del programma. La Regione ha infatti previsto uno sportello territoriale permanente, incaricato di offrire orientamento, formazione e assistenza nella costruzione dei progetti d’impresa. Il servizio sarà rivolto sia agli operatori già presenti sul mercato sia ai residenti interessati a intraprendere un percorso di lavoro autonomo, autoimpiego o microimpresa.
Una volta avviate, le attività non saranno lasciate sole. Sono previsti servizi di tutoraggio, consulenza e promozione collettiva, pensati per accompagnare gli imprenditori nella fase iniziale, quella in cui fragilità finanziarie, inesperienza e difficoltà organizzative possono compromettere anche le idee più valide.
Non basta restaurare un palazzo
Il significato del programma sta soprattutto nel metodo adottato. Per molto tempo la rigenerazione urbana è stata identificata quasi esclusivamente con il recupero fisico degli edifici: si restauravano immobili e facciate confidando che nuove funzioni arrivassero di conseguenza. L’esperienza maturata in molte città italiane ha però dimostrato che la disponibilità di uno spazio rinnovato non è sufficiente, da sola, a produrre sviluppo.
Un edificio può essere recuperato e continuare a rimanere vuoto. Una bottega può riaprire e chiudere dopo pochi mesi se non dispone di una clientela, di una strategia e di un adeguato sostegno finanziario. Un quartiere può diventare più attraente per i visitatori senza tornare a essere realmente abitato e vissuto.
Il progetto tarantino tenta di superare questi limiti mettendo insieme immobili, incentivi, formazione, accompagnamento e presenza stabile sul territorio. Non parte quindi soltanto dai contenitori, ma dalle persone e dalle attività chiamate a occuparli. È questa la ragione per cui la Regione ha scelto di definirlo un “laboratorio”: non un modello già concluso, ma una sperimentazione da seguire, correggere e valutare nel tempo.
ARTI e Puglia Sviluppo si occuperanno dell’animazione territoriale, della formazione, del monitoraggio e della valutazione dei risultati, mentre il Comune conserverà la responsabilità della gestione degli immobili e delle relative procedure di assegnazione. La riuscita dell’iniziativa dipenderà anche dalla capacità di queste diverse competenze di procedere nella stessa direzione, evitando che tempi amministrativi e sovrapposizioni burocratiche rallentino l’arrivo delle nuove attività.
Dai Giochi a una nuova stagione per Taranto
Il momento scelto per presentare il programma non è casuale. Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha collegato l’iniziativa al clima vissuto durante i Giochi del Mediterraneo, sottolineando come la partecipazione e la vitalità mostrate dalla città abbiano dimostrato l’esistenza di una volontà diffusa di vivere e investire a Taranto.
La vera sfida comincia proprio ora. Un grande evento sportivo può accelerare opere, richiamare visitatori e restituire fiducia a un territorio, ma il suo successo si misura anche nella capacità di generare conseguenze che vadano oltre le competizioni. Per Taranto significa utilizzare la visibilità ottenuta per rafforzare il turismo, sostenere il commercio, favorire la nascita di imprese e ricucire il rapporto tra il centro antico e il resto della città.
Da questo punto di vista, la Città Vecchia rappresenta un banco di prova particolarmente significativo. È il luogo in cui la storia di Taranto appare più evidente, ma anche quello nel quale sono più visibili le contraddizioni accumulate nel tempo: edifici abbandonati accanto a testimonianze di straordinario valore, scorci capaci di raccontare secoli di storia e spazi che attendono ancora una funzione.
L’isola conserva le tracce di Taras, la colonia spartana destinata a diventare una delle città più importanti della Magna Grecia, e si colloca all’interno di un territorio che ha visto crescere la propria rilevanza culturale anche grazie al riconoscimento della Via Appia come patrimonio mondiale dell’UNESCO. Un’eredità che può diventare una risorsa soltanto se viene collegata alla vita contemporanea e alle esigenze economiche e sociali della comunità.
Un modello da verificare nel tempo
Il “Laboratorio Città Vecchia” nasce con ambizioni rilevanti, ma la rigenerazione di un centro storico non può essere valutata soltanto attraverso il numero degli immobili assegnati o l’ammontare dei finanziamenti erogati. Sarà necessario capire quante attività riusciranno ad aprire, quante resteranno operative dopo i primi anni, quale occupazione produrranno e quanto contribuiranno a riportare residenti, servizi e frequentazione quotidiana nell’isola.
Il rischio da evitare è che il centro antico diventi esclusivamente una vetrina turistica o uno scenario per eventi occasionali. La rigenerazione autentica richiede invece un equilibrio tra attrattività, lavoro, residenza, cultura e servizi: una città non torna a vivere soltanto quando aumentano i visitatori, ma quando riaprono le attività, si accendono le case e gli spazi pubblici tornano a essere attraversati ogni giorno.
Per Taranto, a lungo raccontata quasi esclusivamente attraverso le crisi industriali e ambientali legate all’ex Ilva, il programma rappresenta anche il tentativo di costruire una narrazione diversa. Non per cancellare i problemi ancora aperti, ma per affiancare a essi un progetto fondato sulla storia, sull’impresa diffusa, sull’artigianato e sulla capacità del territorio di generare nuove opportunità.
L’eredità dei Giochi del Mediterraneo si misurerà anche da qui: dalla capacità di trasformare l’attenzione ricevuta in sviluppo stabile e di fare della Città Vecchia non soltanto un luogo da recuperare, ma uno spazio nel quale tornare a vivere e lavorare. Il “Laboratorio” è il primo passo. La prova decisiva sarà riuscire a riempire quei dodici palazzi non soltanto di attività, ma di futuro.

Co-fondatore di Emblema Magazine, ha prestato servizio per tre anni nell’Esercito Italiano come Ufficiale di Cavalleria, ricopre inoltre la carica di Segretario Generale e Amministratore Generale dell’Associazione Nazionale Arma di Cavalleria. [vai al profilo]
