Dopo UNIFIL, cosa accadrà ai militari italiani in Libano?

A Parigi si discute il futuro della sicurezza nel Libano meridionale. Sul tavolo una nuova presenza internazionale sostenuta da Italia e Francia o una missione europea a supporto delle Forze Armate libanesi. Nessuna decisione è ancora stata presa, ma per Roma si apre un dossier destinato a incidere direttamente su uno degli impegni militari italiani più importanti all’estero.

Il futuro della presenza militare internazionale nel Libano meridionale comincia a prendere forma. Non ancora attraverso decisioni definitive, ma con un confronto che vede l’Italia direttamente coinvolta nella ricerca di un assetto capace di raccogliere, almeno in parte, l’eredità di UNIFIL.

Il 17 settembre a Parigi si sono riuniti rappresentanti politici e vertici militari europei e arabi per valutare le necessità delle Forze Armate libanesi e soprattutto discutere ciò che dovrà accadere quando inizierà il progressivo ridimensionamento della missione delle Nazioni Unite. Ai lavori hanno partecipato anche i vertici militari italiani.

Il punto di partenza è ormai definito. Con la risoluzione 2790 del 2025, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha stabilito l’ultima estensione del mandato di UNIFIL fino al 31 dicembre 2026, prevedendo successivamente il progressivo ritiro della missione nel corso del 2027.

Per l’Italia non si tratta di una questione marginale. Roma è da anni uno dei principali contributori della missione e il contingente italiano ha maturato nel Libano meridionale un patrimonio operativo, logistico e soprattutto di rapporti con le istituzioni e le comunità locali difficilmente sostituibile.

È proprio questa esperienza a spiegare perché Italia e Francia figurino oggi tra i Paesi maggiormente impegnati nella ricerca di una soluzione per il dopo-UNIFIL.

Una missione internazionale fuori dall’ONU

Secondo quanto riferito da Reuters, una delle ipotesi discusse a Parigi riguarda la costituzione di una nuova missione internazionale sostenuta da Francia e Italia, che opererebbe al di fuori del mandato delle Nazioni Unite. Parallelamente viene valutata una seconda possibilità: una missione sotto l’egida dell’Unione europea.

La differenza rispetto all’attuale UNIFIL sarebbe significativa.

Le ipotesi allo studio sembrano infatti orientate meno verso una tradizionale forza di interposizione e maggiormente verso l’assistenza alle Forze Armate libanesi, attraverso addestramento, equipaggiamento, condivisione di intelligence e attività di mentoring.

Il principio strategico è chiaro: trasferire progressivamente allo Stato libanese, e in particolare al suo esercito, la responsabilità effettiva della sicurezza nel sud del Paese.

È però proprio su questo passaggio che si concentrano le maggiori incognite.

Tre scenari per il dopo-UNIFIL

Al momento possono essere individuati tre possibili sviluppi, nessuno dei quali può essere considerato definitivo.

Il primo è una proroga o una trasformazione dell’attuale presenza delle Nazioni Unite. Francia e Libano continuano a sostenere questa soluzione, ritenendo rischioso un ritiro senza una struttura internazionale già pronta a sostituire UNIFIL. La posizione incontra tuttavia le resistenze manifestate da Stati Uniti e Israele rispetto a un prolungamento dell’attuale missione.

Il secondo scenario è quello di una nuova missione internazionale promossa principalmente da Francia e Italia, con un mandato differente da quello di UNIFIL e costruita attorno al rafforzamento delle capacità militari libanesi.

Il terzo riguarda invece una missione dell’Unione europea, anch’essa orientata principalmente all’addestramento, alla consulenza, all’intelligence e al sostegno operativo dell’Esercito libanese. Secondo quanto emerso a Parigi, diversi Paesi europei avrebbero già manifestato disponibilità a contribuire a un nuovo dispositivo.

Cosa cambierebbe per i militari italiani

Per il contingente italiano il passaggio potrebbe essere molto più profondo di un semplice cambio di insegna.
UNIFIL è una missione di peacekeeping delle Nazioni Unite con compiti definiti dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza: monitoraggio della cessazione delle ostilità, sostegno alle Forze Armate libanesi, controllo dell’area compresa tra la Blue Line e il fiume Litani e assistenza alla popolazione civile.
Una futura missione multinazionale o europea potrebbe invece avere dimensioni, regole d’ingaggio, catena di comando e compiti completamente differenti.

Per l’Italia potrebbe significare passare da una presenza territoriale strutturata, quale quella maturata all’interno di UNIFIL, a un dispositivo maggiormente specializzato nella formazione e nell’assistenza alle forze libanesi. Molto dipenderà dal mandato politico e militare che sarà eventualmente concordato e, soprattutto, dalle condizioni di sicurezza sul terreno.

Ed è questo il punto più delicato.
Il ritiro della presenza ONU dovrebbe infatti avvenire mentre il quadro nel Libano meridionale resta estremamente fragile. Gli accordi discussi con la mediazione statunitense prevedono un progressivo ritiro delle forze israeliane parallelamente al dispiegamento dell’Esercito libanese e al disarmo di Hezbollah. Il percorso, tuttavia, è ancora lontano dall’essere completato e le tensioni lungo il confine restano elevate.
La questione non è quindi soltanto stabilire chi sostituirà UNIFIL, ma comprendere in quale ambiente operativo la nuova presenza internazionale sarebbe chiamata ad agire.

La lunga partecipazione italiana a UNIFIL ha permesso alle Forze Armate di sviluppare una conoscenza approfondita del territorio, delle istituzioni libanesi e delle dinamiche sociali e militari dell’area. Un patrimonio che potrebbe assumere un peso considerevole nella progettazione di qualsiasi dispositivo successivo.

Proprio per questo l’eventuale conclusione di UNIFIL non coinciderebbe necessariamente con la fine dell’impegno militare italiano in Libano. Potrebbe piuttosto determinarne una trasformazione.

Da una missione sotto bandiera delle Nazioni Unite a una presenza multinazionale o europea; dal pattugliamento e dal controllo del territorio a un’attività maggiormente concentrata sulla costruzione delle capacità dell’Esercito libanese.

Ma è ancora presto per stabilire quale forma assumerà questa presenza.

La stessa presidenza francese ha sottolineato che restano da definire modalità, mandato e condizioni di un’eventuale nuova azione internazionale.

Ed è probabilmente questo il dato politicamente e militarmente più significativo della riunione di Parigi: il dopo-UNIFIL non è più soltanto un problema da affrontare in futuro. La pianificazione è già cominciata e l’Italia è seduta al tavolo in cui si sta discutendo come costruirlo.