Decima, memoria e Repubblica: la storia oltre la polemica

Ogni 2 giugno la sfilata dei Fori Imperiali riaccende una polemica ormai rituale: la presenza degli incursori della Marina e il richiamo alla “Decima”. Una parola breve ma pesantissima, capace di scatenare opposti estremismi che meriterebbero, invece, un po’ più di studio e meno riflessi condizionati. Alimentare questo scontro è d’altronde un ottimo affare editoriale, come dimostra il recente libro “Decima Mas: la vera storia”, l’ennesima operazione che, dietro la promessa di una verità definitiva, finisce spesso per fare una selezione comoda del passato pur di compiacere una tesi precostituita.

La Xª Flottiglia MAS nasce come reparto d’assalto della Regia Marina, protagonista nella Seconda guerra mondiale di imprese navali straordinarie per audacia e tecnologia. Per chi indossa la divisa, quel nome non è uno slogan politico, ma una genealogia operativa.

Certo, l’8 settembre 1943 ha spaccato in due quella storia: una parte scelse la RSI e il fianco della Germania nazista, un’altra (con Mariassalto) combatté con gli Alleati. È una frattura che non si può ignorare, ma che non giustifica le letture a senso unico:

  • Da un lato, c’è chi vorrebbe fare della Decima un simbolo identitario senza sfumature, dimenticando il peso drammatico della RSI.
  • Dall’altro, c’è chi liquida un’intera tradizione tecnica e umana con una sbrigativa condanna politica.

La memoria non è un’assoluzione automatica, ma non può essere nemmeno una cancellazione preventiva.

Una Repubblica matura non ha paura del proprio passato: lo assume e lo orienta verso i valori costituzionali. Le Forze Armate di oggi sono lo strumento di uno Stato democratico, non la prosecuzione ideologica del passato. Custodire una tradizione militare che precede la Repubblica non significa celebrarne il vecchio regime.

Confondere l’eroismo degli incursori con la nostalgia politica significa impoverire la storia e, paradossalmente, regalarne i simboli agli estremisti.

Vedere sfilare i nostri militari il 2 giugno non dovrebbe evocare fantasmi o censure preventive. Dovremmo vederci quello che sono: servitori dello Stato che portano una tradizione di eccellenza dentro il presente costituzionale. La Repubblica è forte quando sa distinguere; diventa debole quando si accontenta delle semplificazioni.