“Cavallo al Sole”, inclusione e ippoterapia nella cornice dei Lancieri di Montebello

A Tor di Quinto una giornata speciale con i ragazzi del C.R.E. “Girolamo de Marco”, nel segno della relazione uomo-cavallo e della collaborazione tra Esercito, volontariato e professionisti della riabilitazione equestre

Una giornata intensa, carica di emozioni, sorrisi e soddisfazioni, nella splendida cornice del Centro Ippico Militare di Tor di Quinto, presso il Reggimento “Lancieri di Montebello”. È stato questo il senso più autentico di “Cavallo al Sole”, l’evento che ieri ha riunito famiglie, operatori, volontari, militari e sostenitori intorno ai veri protagonisti della giornata: i ragazzi del C.R.E. “Girolamo de Marco”.

L’iniziativa ha rappresentato il momento conclusivo e celebrativo di un intero anno di attività, fatto di impegno quotidiano, crescita personale, piccoli e grandi traguardi raggiunti passo dopo passo. Al centro, ancora una volta, il valore profondo della relazione con il cavallo: una relazione capace di favorire fiducia, equilibrio, autonomia, consapevolezza e partecipazione.

Nel corso della stagione, i ragazzi del Centro hanno affrontato sfide, superato ostacoli, consolidato abilità e costruito legami preziosi non solo con i cavalli, ma anche con i professionisti che li accompagnano nel loro percorso. “Cavallo al Sole” ha dato visibilità proprio a questo cammino, restituendo il senso di un lavoro paziente, competente e profondamente umano.

Il C.R.E. “Girolamo de Marco” opera da oltre trent’anni nel campo degli interventi assistiti con il cavallo, con percorsi di attività, educazione e terapia svolti da terra, montati e attraverso il volteggio integrato. Una realtà che ha accompagnato nel tempo migliaia di persone con disabilità, offrendo supporto attraverso un’équipe multidisciplinare composta da professionisti qualificati negli Interventi Assistiti con Animali.

Un ruolo centrale, in questo percorso, è svolto dall’équipe del C.R.E. “Girolamo de Marco” e dal suo Direttore Sanitario, Patrizio Amore, punto di riferimento per l’impostazione e il coordinamento delle attività riabilitative e assistite con il cavallo. La sua presenza testimonia l’importanza di un approccio qualificato, nel quale competenza sanitaria, sensibilità educativa e conoscenza del mondo equestre concorrono a costruire percorsi personalizzati, capaci di accompagnare ogni ragazzo secondo le proprie possibilità e i propri tempi.

Particolarmente significativo è il luogo che ospita questa esperienza: il Centro Ippico Militare “Pietro Giannattasio” dei Lancieri di Montebello, a Tor di Quinto. Qui la presenza dell’Esercito non è soltanto cornice istituzionale, ma parte viva di una collaborazione concreta e duratura. Da oltre trent’anni, infatti, i Lancieri di Montebello sostengono il C.R.E. mettendo a disposizione strutture, cavalli e una sensibilità che conferma il ruolo sociale delle Forze Armate accanto alla comunità.

È proprio questa sinergia tra Esercito, terzo settore, professionisti della riabilitazione e famiglie a rappresentare uno degli aspetti più belli dell’iniziativa. Una collaborazione silenziosa ma preziosa, nella quale la disciplina militare, la cultura equestre, la competenza terapeutica e la passione dei volontari si incontrano al servizio dell’inclusione.

“Cavallo al Sole” ha così celebrato non soltanto una giornata di festa, ma un modello positivo di comunità: uno spazio in cui lo sport diventa occasione di crescita, il cavallo diventa mediatore di relazione e ciascun ragazzo può esprimere il proprio potenziale, secondo i propri tempi e le proprie possibilità.

Il ringraziamento più sentito va ai professionisti del C.R.E., al Presidente Patrizio Amore, ai volontari, alle famiglie, ai militari del Reggimento “Lancieri di Montebello” e a tutti coloro che hanno partecipato e contribuito a rendere questa giornata un momento di autentica condivisione. Con competenza, passione e dedizione, ciascuno di loro rappresenta ogni giorno una parte fondamentale dell’anima del Centro.

In un tempo in cui la parola inclusione rischia spesso di restare confinata nei discorsi, l’esperienza del C.R.E. “Girolamo de Marco” dimostra che l’inclusione vera nasce dai gesti, dalla continuità, dalla presenza e dalla capacità di costruire percorsi in cui nessuno venga lasciato indietro.