8 settembre 1974, quando caddero Curcio e Franceschini. Luciano Seno e gli uomini di Dalla Chiesa nella prima sfida dello Stato alle BR

Cinquantadue anni fa, l’8 settembre 1974, a Pinerolo, Renato Curcio e Alberto Franceschini, due dei fondatori delle Brigate Rosse, vennero arrestati dai Carabinieri del Nucleo speciale di Polizia giudiziaria creato dal generale Carlo Alberto dalla Chiesa. A pochi giorni dal 44° anniversario della strage di via Carini, Emblema ricorda il Generale attraverso una delle operazioni che meglio raccontano il suo metodo investigativo e il valore degli uomini che lo affiancarono. Fra loro c’era l’allora capitano Luciano Seno, protagonista diretto di quella domenica.

Sono trascorsi appena cinque giorni dall’anniversario del 3 settembre 1982, quando a Palermo la mafia assassinò il prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa, sua moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo, morto alcuni giorni dopo per le ferite riportate. Nel ricordare il 44° anniversario della strage di via Isidoro Carini, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha richiamato la figura del Generale e il suo impegno contro il terrorismo e la mafia, condotto con professionalità, intelligenza investigativa, coraggio e fedeltà alle istituzioni.

L’8 settembre riporta invece a un episodio meno ricordato, avvenuto otto anni prima. Dalla Chiesa non era ancora il prefetto mandato a Palermo contro Cosa nostra. In quei mesi si trovava a Torino e guidava un reparto costituito per affrontare un fenomeno che lo Stato faticava ancora a comprendere nella sua reale portata. Il terrorismo non poteva essere contrastato limitandosi a intervenire dopo gli attentati. Bisognava ricostruirne la struttura, individuare i legami tra i militanti, localizzare le basi, studiare le abitudini e seguire le persone anche per settimane.

Era un lavoro paziente, lontano dalle operazioni spettacolari e dai risultati immediati. Proprio su quelle fondamenta nacque il Nucleo speciale di Polizia giudiziaria di Torino.

Gli uomini scelti da Dalla Chiesa

Il 18 aprile 1974 le Brigate Rosse avevano sequestrato a Genova il magistrato Mario Sossi. Il rapimento convinse le istituzioni della necessità di una risposta più efficace e, dopo la liberazione del magistrato, il ministro dell’Interno Paolo Emilio Taviani accolse la proposta avanzata da Dalla Chiesa per la costituzione di una struttura specializzata nella lotta all’eversione. Il Nucleo venne formato il 24 maggio 1974 e affidato al Generale.

Il reparto, che i suoi componenti chiamavano anche “Nucleo Scintilla”, contava quaranta uomini: sette ufficiali e trentatré sottufficiali. Dalla Chiesa li scelse personalmente, cercando investigatori capaci di adattarsi, di osservare e di lavorare con discrezione, spesso al di fuori delle consuetudini operative dell’epoca. Tra gli ufficiali figuravano Giuseppe Franciosa, Umberto Bonaventura, Gustavo Pignero, Giampaolo Sechi e Luciano Seno.

Seno era allora capitano dei Carabinieri. Aveva già maturato una solida esperienza nelle indagini di polizia giudiziaria e Dalla Chiesa ne conosceva le capacità. Lo volle quindi nel gruppo che avrebbe sperimentato una nuova forma di contrasto al terrorismo, fondata sulla riservatezza, sull’analisi delle informazioni, sui pedinamenti e sull’infiltrazione.

Quel lavoro lasciava poco spazio alla vita privata. Molti anni dopo, Seno avrebbe ricordato giornate e notti trascorse seguendo piste, verificando informazioni e aspettando il momento giusto per intervenire. Dalla Chiesa non si limitava a impartire ordini dal proprio ufficio. «Il mio generale era sempre in mezzo a noi», raccontò Seno, restituendo l’immagine di un comandante presente, disposto a condividere la tensione, i rischi e le responsabilità dei propri uomini.

La strada verso Pinerolo

La possibilità di arrivare ai vertici delle Brigate Rosse si presentò attraverso Silvano Girotto, l’ex religioso francescano conosciuto come “Frate Mitra”, che aveva vissuto in America Latina e maturato esperienze nella guerriglia. Grazie a una complessa attività di avvicinamento, Girotto riuscì ad accreditarsi presso l’ambiente brigatista.

Gli incontri furono sorvegliati a distanza dagli uomini del Nucleo. Il primo avvenne con Renato Curcio; al secondo avrebbe partecipato, con ogni probabilità, anche Mario Moretti. Un ulteriore appuntamento avrebbe dovuto avvicinare Girotto ancora di più all’organizzazione. I Carabinieri seguivano i movimenti, fotografavano i partecipanti e, quando le condizioni lo permettevano, registravano le conversazioni. Ogni particolare veniva poi esaminato e riferito a Dalla Chiesa.

Continuare, tuttavia, stava diventando pericoloso. Per dimostrare la propria affidabilità, Girotto avrebbe potuto ricevere la richiesta di partecipare a un’azione criminale. Dalla Chiesa comprese che non era più possibile prolungare l’infiltrazione e decise di procedere agli arresti.

L’appuntamento fu fissato per domenica 8 settembre 1974 a Pinerolo.

La sera precedente gli uomini del Nucleo andarono insieme a mangiare una pizza. È uno di quei particolari marginali che, a distanza di molti anni, finiscono per raccontare meglio di altri la tensione vissuta alla vigilia di un’operazione. Durante il tragitto dalla caserma Cernaia alla pizzeria, secondo il ricordo di Seno, il tenente colonnello Giuseppe Franciosa entrò in un negozio per comprare un paio di scarpe. Il giorno successivo sarebbe stato importante e voleva indossare qualcosa di nuovo. Gli altri ufficiali sorrisero di quel gesto scaramantico, senza bisogno di aggiungere altro.

La cattura di Curcio e Franceschini

La domenica mattina gli uomini si ritrovarono in caserma. Ripassarono ancora una volta i compiti, bevvero un caffè alla buvette della Cernaia e partirono verso Pinerolo. Una volta raggiunte le posizioni assegnate, le comunicazioni radio vennero ridotte al minimo.

Era una giornata limpida e calda. In lontananza si sentivano i colpi dei fucili dei cacciatori, perché proprio quella domenica si apriva la stagione venatoria.

Curcio e Franceschini arrivarono a bordo di una Fiat 128. Entrambi erano destinatari di mandati di cattura. Luciano Seno seguiva la loro automobile con la propria Fiat 124 bianca, ma un problema alle comunicazioni radio aveva isolato il suo equipaggio dal resto del dispositivo. Avvicinandosi a un passaggio a livello, il capitano temette che la chiusura delle sbarre potesse interrompere il pedinamento e offrire ai due brigatisti la possibilità di dileguarsi.

Decise allora di agire. La Fiat 124 tamponò l’automobile dei ricercati.

Seno e il militare che era con lui scesero dalle vetture fingendo di comportarsi come due automobilisti coinvolti in un normale incidente. Franceschini, però, si accorse che qualcosa non andava e tentò di sottrarsi alla cattura. Seno gli fu addosso prima che riuscisse a impugnare la pistola che portava con sé. Curcio, invece, rimase nell’automobile.

Di quei secondi esiste una fotografia destinata a diventare una delle immagini più conosciute degli anni di piombo: il giovane capitano Luciano Seno trattiene Alberto Franceschini appena catturato. Anche quello scatto rischiò di provocare un equivoco. Seno raccontò di aver visto un obiettivo fotografico spuntare all’improvviso da dietro una siepe. Pensò che potesse trattarsi di un altro brigatista e ordinò al carabiniere che lo accompagnava di intervenire. Soltanto dopo si scoprì che il fotografo era un militare dell’Arma incaricato di documentare l’operazione.

Curcio e Franceschini vennero condotti alla Compagnia Carabinieri di Torino Falchera, dove furono identificati e arrestati. Ad attenderli c’erano il sostituto procuratore generale Bruno Caccia e il giudice istruttore Giancarlo Caselli.

Luciano Seno, uno degli uomini del Generale

La memoria degli anni di piombo ha conservato soprattutto i nomi dei protagonisti più conosciuti: Dalla Chiesa, Curcio, Franceschini, Moretti. Più raramente si parla degli ufficiali e dei sottufficiali che trascorsero mesi nelle automobili, negli appostamenti e nei pedinamenti, costruendo poco alla volta quella stagione investigativa. Luciano Seno fu uno di loro.

La sua carriera non cominciò e non terminò a Pinerolo. Prima di entrare nel Nucleo aveva già partecipato a indagini importanti, contribuendo alla cattura dei responsabili del sequestro di Sergio Gadolla, alle investigazioni sulla banda XXII Ottobre e all’arresto di Lorenzo Bozano per l’omicidio di Milena Sutter. Dopo aver lasciato l’Arma avrebbe proseguito per molti anni la propria attività nel settore dell’intelligence.

Seno apparteneva a quella generazione di ufficiali che Dalla Chiesa scelse personalmente, cercando pazienza e attenzione ai dettagli più che semplice obbedienza agli ordini.

Fu il primo risultato clamoroso del Nucleo, ottenuto in stretto rapporto con la magistratura torinese.

Da Pinerolo a via Carini

Fra l’operazione di Pinerolo e la strage di via Isidoro Carini trascorsero quasi otto anni. Fra le Brigate Rosse a Torino e Cosa nostra a Palermo, Dalla Chiesa applicò lo stesso metodo: conoscere gli uomini, le relazioni e il territorio prima di colpire.

L’8 settembre 1974 quella convinzione portò all’arresto di due fondatori delle Brigate Rosse. Il 3 settembre 1982 lo stesso uomo venne assassinato a Palermo mentre cercava di applicare alla lotta contro Cosa nostra l’esperienza maturata durante una vita trascorsa al servizio dello Stato.

Nel ricordare Dalla Chiesa, tuttavia, non si possono dimenticare coloro che lavorarono al suo fianco: Giuseppe Franciosa, Gustavo Pignero, Giampaolo Sechi, Umberto Bonaventura, Felice Maritano e Luciano Seno, che per mesi si alternarono negli appostamenti e nei pedinamenti su cui si costruì l’operazione.

Una di quelle decisioni venne presa davanti a un passaggio a livello, in una domenica di settembre del 1974. Luciano Seno tamponò la Fiat 128 che lo precedeva, scese dalla propria automobile e bloccò Alberto Franceschini prima che riuscisse a estrarre la pistola.