
Dall’intervista al Corriere della Sera alla ripresa delle agenzie: il ministro della Difesa riapre il nodo dell’Ucraina in Europa, della deterrenza comune e del nuovo ruolo dell’Italia
Una lunga intervista può diventare, a sua volta, una notizia. È quanto accaduto con le dichiarazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto rilasciate al Corriere della Sera e poi riprese da diverse testate nazionali, tra cui RaiNews, Sky TG24, AGI/Italpress e altri circuiti informativi. Il punto non è soltanto ciò che Crosetto dice sull’Ucraina, sulla Russia o sull’Europa. Il punto è che, in poche risposte, il ministro mette in fila alcuni dei nodi strategici che oggi attraversano la politica estera italiana: la guerra russo-ucraina, l’eventuale ingresso di Kiev nell’Unione europea, la costruzione di una difesa comune europea, il ruolo della NATO e il rapporto tra sicurezza, industria e capacità produttiva nazionale.
La frase più ripresa è quella sull’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea. Crosetto non chiude politicamente la porta a Kiev, ma richiama un elemento di realismo: l’adesione, secondo il ministro, sarebbe “molto difficile”, non solo sul piano politico ma anche per l’impatto economico che un Paese delle dimensioni e della struttura produttiva dell’Ucraina avrebbe sugli equilibri interni dell’Unione, a cominciare dal settore agricolo. È una posizione che si inserisce in un dibattito già aperto a Bruxelles, dove il percorso di adesione ucraino è formalmente avviato, ma resta carico di interrogativi istituzionali, economici e strategici.
La seconda notizia è nella formula scelta da Crosetto: “blindare la pace”. Il ministro non parla della pace come semplice cessazione delle ostilità, ma come condizione da proteggere con strumenti militari, politici e industriali. Secondo il suo ragionamento, una tregua non sarebbe sufficiente se l’Europa non fosse in grado di costruire una deterrenza credibile. Il rischio, nella sua lettura, è che Mosca possa fermarsi per un periodo e poi tornare ad attaccare se percepisse debolezza dall’altra parte. Da qui l’insistenza sulla necessità di una difesa europea più ampia degli attuali confini dell’Unione, capace di includere non solo i Ventisette ma anche Regno Unito, Norvegia, Balcani e, in prospettiva, la stessa Ucraina.
È questo il passaggio più interessante sul piano geopolitico. Crosetto sembra distinguere tra adesione politica ed economica all’Unione europea e partecipazione a un sistema comune di sicurezza. In altre parole: l’Ucraina potrebbe essere difficile da integrare subito nell’UE, ma sarebbe impossibile ignorarla in un futuro assetto di difesa continentale. Kiev, dopo anni di guerra, dispone oggi di una delle forze armate più esperte e combattive d’Europa. Per questo, nel ragionamento del ministro, la sicurezza europea del futuro non può essere pensata senza l’Ucraina, anche se l’ingresso nell’Unione resta un percorso complesso.
La terza notizia riguarda il rapporto tra Crosetto e Giorgia Meloni. Nell’intervista, il ministro smentisce l’esistenza di liti con la presidente del Consiglio sui temi della difesa e della politica europea. Parla piuttosto di un confronto normale e libero, nel quale il governo avrebbe definito una posizione comune. Ma proprio questa smentita conferma che il tema esiste: nella maggioranza, e più in generale nel sistema politico italiano, il nodo della spesa per la difesa resta sensibile. Crosetto rivendica il proprio ruolo: il ministro della Difesa deve indicare ciò che serve per garantire la sicurezza degli italiani, così come un ministro della Sanità o della Scuola indica le necessità del proprio settore.
Sul piano internazionale, l’intervista arriva dopo la partecipazione del ministro a un forum sulla sicurezza a Singapore, in un contesto segnato da crisi simultanee: Ucraina, Medio Oriente, Golfo Persico, rapporti tra Stati Uniti e Iran, sicurezza delle rotte marittime. Crosetto cita anche lo Stretto di Hormuz, ipotizzando una possibile riapertura legata a un accordo ancora in via di definizione, e richiama la disponibilità italiana a intervenire con attività di sminamento navale dopo i necessari passaggi parlamentari. Anche questo passaggio conferma un’idea di fondo: l’Italia deve essere presente nei dossier strategici non solo per obbligo di alleanza, ma anche per tutelare interessi diretti, commerciali e geopolitici.
Il cuore politico dell’intervista resta però l’Europa. Crosetto critica una Unione percepita come lenta, appesantita da regole e burocrazia, poco capace di decidere con rapidità. Il confronto implicito è con altri sistemi, dagli Stati Uniti a Singapore, dove i tempi tra decisione e realizzazione sarebbero molto più brevi. È una critica che va oltre la difesa: riguarda la competitività, la capacità industriale, l’attrazione degli investimenti, il ritorno dei giovani talenti e la possibilità per l’Italia di essere un Paese non solo sicuro, ma produttivo e attrattivo.
In questo senso, la notizia non è soltanto che Crosetto giudichi difficile l’ingresso di Kiev nell’UE. La notizia è che un ministro della Difesa italiano stia proponendo una distinzione sempre più netta tra tre piani: il sostegno all’Ucraina, la sua eventuale adesione all’Unione europea e la sua integrazione in un sistema di sicurezza continentale. Tre questioni spesso sovrapposte nel dibattito pubblico, ma che richiedono tempi, strumenti e decisioni differenti.
La pace, nel lessico di Crosetto, non è disarmo preventivo, ma equilibrio difeso. Non è rinuncia alla diplomazia, ma capacità di sostenere la diplomazia con una deterrenza credibile. Ed è qui che l’intervista diventa una notizia nella notizia: perché mostra come, dentro il governo italiano, il tema della difesa non sia più soltanto una voce di bilancio o una discussione sugli impegni NATO, ma una parte essenziale della nuova grammatica geopolitica europea.
L’articolo prende origine dall’intervista di Paola Di Caro a Guido Crosetto pubblicata dal Corriere della Sera il 31 maggio 2026 con il titolo: “Per Kiev è difficile entrare in Europa. La pace va difesa. Io e Giorgia? Non abbiamo mai litigato”.
La notizia è stata successivamente ripresa e rilanciata da RaiNews, Sky TG24 e da circuiti di agenzia come AGI/Italpress, che hanno evidenziato in particolare i passaggi sull’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, sulla necessità di “blindare la pace”, sul rafforzamento della difesa comune europea e sulla smentita di liti tra Crosetto e Giorgia Meloni.
Per il contesto istituzionale europeo, si ricorda che i negoziati di adesione dell’Ucraina all’Unione europea sono stati formalmente aperti nel giugno 2024, dopo la decisione del Consiglio europeo del dicembre 2023 di avviare il percorso negoziale.
L’articolo prende origine dall’intervista di Paola Di Caro a Guido Crosetto pubblicata dal Corriere della Sera il 31 maggio 2026 con il titolo: “Per Kiev è difficile entrare in Europa. La pace va difesa. Io e Giorgia? Non abbiamo mai litigato”.
La notizia è stata successivamente ripresa e rilanciata da RaiNews, Sky TG24 e da circuiti di agenzia come AGI/Italpress, che hanno evidenziato in particolare i passaggi sull’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, sulla necessità di “blindare la pace”, sul rafforzamento della difesa comune europea e sulla smentita di liti tra Crosetto e Giorgia Meloni.
Per il contesto istituzionale europeo, si ricorda che i negoziati di adesione dell’Ucraina all’Unione europea sono stati formalmente aperti nel giugno 2024, dopo la decisione del Consiglio europeo del dicembre 2023 di avviare il percorso negoziale.

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