
Non siamo in guerra, ma non possiamo più considerare la pace europea come una condizione acquisita e immutabile. È probabilmente questo il passaggio più significativo dell’intervento dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della NATO, che indica nella deterrenza lo strumento necessario non per preparare una guerra, ma per evitare che qualcuno possa considerarla conveniente.
Le parole pronunciate da Cavo Dragone in una lunga intervista a Il Foglio arrivano in un momento nel quale il concetto stesso di sicurezza europea sta cambiando. Russia e Iran vengono indicati come minacce che non possono più essere considerate lontane o circoscritte geograficamente, mentre cyberattacchi, sabotaggi, interferenze GPS, droni e azioni contro infrastrutture critiche hanno progressivamente assottigliato il confine tradizionale tra pace e conflitto.
«Non siamo in guerra, ma non siamo più in una condizione di pace piena», osserva l’ammiraglio. Una definizione che forse descrive meglio di molte formule geopolitiche la cosiddetta zona grigia nella quale l’Europa si trova ormai a operare.
Non significa sostenere che un attacco convenzionale contro un Paese NATO sia imminente. Lo stesso Cavo Dragone distingue chiaramente i due piani. Significa invece riconoscere che la competizione strategica si svolge già oggi attraverso strumenti che restano deliberatamente al di sotto della soglia della guerra aperta.
Le recenti violazioni dello spazio aereo di Polonia e Romania e gli incidenti che hanno coinvolto droni hanno portato, appena il 12 agosto, il Consiglio Atlantico a ribadire la necessità di rafforzare la difesa aerea e missilistica e la protezione del fianco orientale. La NATO ha attribuito alla Russia la responsabilità delle violazioni e ha riaffermato la propria determinazione a difendere il territorio degli Alleati.
È in questo quadro che assume significato il ragionamento di Cavo Dragone sulla deterrenza. Non una corsa alla guerra, dunque, ma esattamente il contrario: costruire capacità sufficientemente credibili da convincere un potenziale aggressore che il prezzo di un’azione ostile sarebbe superiore a qualsiasi possibile vantaggio.
Lo stesso principio viene applicato all’Ucraina. Per il presidente del Comitato militare NATO, sostenere militarmente Kyiv significa consentirle di arrivare a un eventuale negoziato senza trovarsi nella condizione di dover semplicemente accettare quanto imposto dall’aggressore. La pace, in questa prospettiva, non nasce dalla debolezza ma dalla capacità di impedire che l’uso della forza diventi uno strumento conveniente di politica internazionale.
C’è poi un elemento che merita particolare attenzione. La sicurezza europea non si esaurisce più nel confronto con Mosca. Cavo Dragone richiama la crescente convergenza tra Russia, Iran, Corea del Nord e Cina e sottolinea come Teheran non possa essere considerata soltanto una questione mediorientale, anche per il sostegno fornito alla Russia e per la crescente capacità di proiettare la propria influenza oltre la regione.
Non è casuale che anche la dichiarazione approvata dai leader NATO al vertice di Ankara dello scorso luglio abbia collegato il rafforzamento della deterrenza alla necessità di rispondere a minacce ibride, instabilità e competizione strategica, confermando al tempo stesso il sostegno all’Ucraina.
Per l’Europa, quindi, la questione non è stabilire se prepararsi alla guerra, ma come preservare la pace in un ambiente nel quale gli strumenti della pressione e del confronto sono già quotidianamente utilizzati.
Ed è forse proprio questa la parte più importante del messaggio di Cavo Dragone: la deterrenza funziona quando non deve essere utilizzata. Perché il successo di una politica di sicurezza non si misura dalle guerre che riesce a combattere, ma soprattutto da quelle che riesce a impedire.

Emblema Magazine è la testata italiana dedicata alla cultura della Difesa, alle Forze armate, alla geopolitica e all’associazionismo militare.
Raccontiamo i fatti, le strategie e le trasformazioni che definiscono il ruolo dell’Italia e dell’Europa negli scenari globali, con un approccio indipendente, documentato e privo di sensazionalismi.
